Etichettato: tuitter

Twitter, Friendfeed, Facebook, si tratta di te

Proseguiamo il discorso iniziato con l’introduzione a Twitter. Si parla molto delle applicazioni del networking sociale cercandovi la magia e il perfetto insieme di funzioni.

Twitter è minimalista, ma coglie l’essenza, FriendFeed è vorace e dispersivo, Facebook si tiene la tua roba ed è pieno di gente che fa i quiz e te lo fa sapere, Flickr è un grande gestore di immagini che cerca di tirarti dentro, MySpace è una vetrina per band poco socievole, Naymz e Plaxo questuano account in tutti i modi, LinkedIn va bene per esporsi sul mercato, ma ha anche forum di domande molto ben frequentati. Ning è una fabbrica di network sociali a tema molto petulanti. Questo è quello che c’è da sapere per non restare tagliati fuori nelle dispute fra networker sociali. Naturalmente tacciamo di news, forum, IRC, instant messenger e altre relique del passato.

Insomma, ci sono mezzi di ogni genere per il contatto sociale, ma hanno su di sé un’attenzione eccessiva perché manca un fondamento alla discussione sui network: i network sociali connettono le persone e servono a far fare alle persone quello che hanno in mente di fare. Le persone che si trovano insieme studiano, chiacchierano, scherzano, si conoscono meglio, flirtano, si coalizzano, capiscono meglio, si spiegano, cercano, insomma fanno mille attività umane fra le più disparate.

Nel mondo reale, fuori dallo specchio, tutte queste attività hanno momenti, tempi, luoghi e canali di comunicazione ben distinti. Non è pensabile che ci sia un posto in cui si fanno tutte queste cose contemporaneamente.

Il computer, comunque, è incidentale, come è sempre stato. La rete ha sempre connesso persone e per conseguenza computer fino dal 1971 in cui si sono stese le basi di FTP con la RFC114 o dal 1982 che ha visto la nascita della RFC821, che descrive SMTP a opera di John Postel (nomen, omen). La comunicazione fra computer e fra persone in ogni caso ha due o più terminali e un protocollo, bisogna tenerlo presente nel networking sociale.

La considerazione sui due poli della comunicazione è importante, perché un canale di comunicazione deve essere adatto per quello che vuoi sentire e per quello che chi trasmette ha voglia di dire e per il modo in cui ha voglia di dirlo.

Per fare un esempio, il Twitter di Robert Scoble, o Om Malik, o Engadget è un canale radio, che trasmette aggiornamenti che riguardano un lavoro di pubblicazione continuato e tematico. Non è certo un canale bidirezionale nelle intenzioni di chi scrive, se non sporadicamente. Anche una radio accetta telefonate, ma non conversa con tutti gli ascoltatori in qualsiasi momento.

Su FriendFeed, invece, si creano spesso aggregati di persone, che si cercano e si aggiornano, facendo spesso riferimento a contesti condivisi, che nascono al di fuori del mezzo di trasmissione, per esempio il lavoro e le occasioni di vedersi dal vivo, come nel caso dei numerosi giornalisti o blogger che si frequentano su FF. Non si può imputare al mezzo di trasmissione il fatto che la comunicazione è criptica e non sempre decodificabile esclusivamente in base al contenuto del messaggio. Si tratta semplicemente del fatto che chi parla vuole parlare così e lo strumento si presta a quel dialogo, perché FF è capace di aggregare e mettere in contesto comunicazioni personali avvenute su canali diversi creando un’immagine complessiva dagli elementi, laddove Twitter si presta alla pubblicazione di one-liner o al dialogo in stile IM. Insomma, si tratta un po’ del tipo di comunicazione che avveniva su IRC.

La comunicazione strutturata, la condivisione di sapere basato su testo avvengono in altre aree, a volte anche sui blog. La discussione che segue in alcuni blog è una specie di forum a tema creato per l’occasione. Forum più persistenti dedicati a un argomento hanno siti dedicati, per esempio alla musica, alla chitarra jazz e hanno preso il posto dei newsgroup non per una ragione di opportunità, ma forse più che altro per la voglia di costruire la propria ruota o la scarsa informazione sul mercato delle ruote. Il pregio dei newsgroup della internet del tempo di NNTP (RFC977 del 1986) era che la discussione era pubblica e permanente e ognuno sceglieva liberamente il programma da usare per partecipare, dato che il succo del tutto era il protocollo.

Non occorre che ripeta ancora una volta che i protocolli sono più aperti, più efficaci e più resistenti delle applicazioni e durano decenni più dei programmi che li hanno realizzati. Per questa considerazione, trovo che l’ambiente più promettente sia FriendFeed, proprio per la capacità di integrare quello che usi piuttosto che proporti di entrare in un recinto chiuso con dentro un bel mondo costruito apposta per te.

Io quindi scommetto sul fatto che su Internet i protocolli hanno sempre seppellito le applicazioni e i sistemi operativi (qualcuno usa ancora software del 1971?) e reputo le applicazioni un fattore del secondo ordine, salvo il fatto che non conviene chiudersi in un recinto. Per non essere chiusi in un recinto occorrono due condizioni: che chi offre un servizio, per esempio Flickr, dia l’impressione di avere ancora i server accesi fra qualche anno, piuttosto che i libri in tribunale, e che ci sia un’interfaccia applicativa (API) aperta per usare il servizio da fuori.

Naturalmente, se questa è un’opinione sulle applicazioni, rimane valido quello che si è detto prima, non si tratta tanto di cosa usare si tratta più che altro di te, di quell’altro, che ti sta a ascoltare e di cosa volete parlare.

Introduzione a Twitter

Twitter è un servizio di pubblicazione che permette di pubblicare brevi messaggi, che saranno recapitati a tutti coloro che si sono iscritti per riceverli.Ogni membro della comunità di Twitter ha, infatti, una lista di amici.

Il marketing sulle reti sociali oe i suoi esperti

Il marketing sulle reti sociali e i suoi esperti (da blog.hubspot.com)

I messaggi, comunque, sono anche permanentemente archiviati e ricercabili, quindi possono essere reperiti anche dopo qualche tempo. L’archivio globale può essere visto in tempo reale o usato per ricerche, come è stato fatto durante la campagna elettorale americana per permettere di analizzare la discussione politica in tempo reale.

Il servizio somiglia un po’ a un sistema di messaggistica istantanea, con due importanti differenze: in primo luogo non esiste privatezza e i messaggi sono leggibili da tutti, in secondo luogo rispetto a un sistema di messaggistica istantanea, quando scrivo i destinatari sono tutti gli utenti registrati per ricevere i miei messaggi, potenzialmente migliaia di utenti, mentre se uso Google Talk o un sistema simile, il destinatario del messaggio è l’utente con cui sto dialogando.

La prima domanda che ci si può porre, quindi, è perché chi si registra a Twitter dovrebbe voler partecipare in una conversazione pubblica, anzi perché mai una conversazione dovrebbe essere pubblica e archiviata.

Piccola tassonomia dei twittanti

Alcuni pubblicano su Twitter come microblogger, inviando frammenti di testo di 140 caratteri narrativi, suggestivi o semplicemente dando pubblica notizia di piccoli fatti privati. Un esempio di questo modo di usare Twitter è @mafe, per esempio in questo post: “è nella puntata in cui scopre che se ci prova, ci riesce”. Carino: fa percepire e partecipare.Chi segue questa strada deve avere passione e talento per gli one liners, per aspirare a fare twitteratura interessante da leggere.

Certe perle di saggezza stanno in 140 caratteri per miracolo, per esempio “when you don’t create things, you become defined by your tastes rather than ability. your tastes only narrow & exclude people. so create.”, di @_why conosciuto anche com Why, the lucky stiff e famoso per una guida alla programmazione con Ruby che è un’opera d’arte..

Ci sono altri che pubblicano notizie sintetiche per dividere con la comunità cose interessanti che hanno trovato in giro, un po’ come permette del.icio.us o stumbleupon. Altri ancora danno un segnale su twitter quando pubblicano qualcosa di interessante altrove, per esempio @melablog o @techcrunch. Tim O’Reilly (@timoreilly), invece pubblica tutto quello che trova di interessante nella sessione di browsing del mattino, prima di colazione. Insomma, questi twittanti interpretano Twitter come un servizio per la comunità.

Una terza categoria di twittanti attira l’attenzione su di sé prendendo alla lettera il payoff del sito “cosa stai facendo?” e pubblicano messaggi come “sono alla fermata del tram”, “oggi non partiva la macchina”. Si tratta di messaggi molto personali, che probabilmente sono diretti alla comunità di amici, dato che è difficile pensare che siano di pubblica utilità. Chi fa parte della comunità ha il piacere di sentire umori, piccole storie, avventure e disavventure degli amici come se li avesse sempre accanto. Se non si è nella comunità di amici non c’è gusto a seguire questi utenti.

L’ultima categoria sono i venditori, le PR, i consulenti che usano Twitter per attaccare bottone e cercano di superare il tetto dei 2.000 follower, anzi cercano di fare il record. Per molti di questi è un offesa non seguire chi ha deciso di seguirti, quindi se ti aggiungono si aspettano che tu faccia altrettanto, poi ti mandano un messaggio diretto (che è possibile solo se ci si segue a vicenda) per ringraziarti. Sospetto che molti ti rimuovano la mattina dopo e si rimettano a pesca. Credo anche che alcuni confondano il Messenger con Twitter.

Per l’ultima categoria di utenti l’etica di Twitter è seguire chi ti segue, allargare i contatti e iniziare conversazioni con tutti. Le conversazioni su Twitter però sono come le Chat su Irc: se non c’è un tema  sono conversazioni vuote, ce c’è  una domanda che aspetta una risposta si riducono a botta e risposta. Se c’è un tema importante si possono protrarre un po’ con un certo interesse, ma i canali Irc hanno un tema mentre le conversazioni su Twitter no.

Infine, perché una conversazione dovrebbe essere pubblica?

In definitiva non sono molti i casi in cui una conversazione merita di essere pubblica, come su Twitter, e per di più archiviata e ricercabile.

Mi vengono in mente due casi. Il primo è una trasmissione radio o televisiva, in cui c’è chi origina del testo e chi lo riceve per uno specifico interesse. Il secondo sono le domande e risposte che si fanno a una conferenza: anche se non ho fatto io la domanda allo speaker sicuramente sono interessato alla risposta. Un altro caso simile è un canale di assistenza per un prodotto: se anche io sto usando quel programma, posso essere interessato alla risposta alla domanda che ha fatto un altro utente.

Grazie alla possibilità di mandare messaggi istantanei a una comunità, Twitter è usato come mezzo per l’assistenza e le relazioni con i clienti da diverse aziende, per esempio sixapart, che produce i software di blogging MovableType e TypePad. Naturalmente i produttori di client per Twitter fanno assistenza su Twitter, come @twhirl, che produce un client multipiattaforma basato sulla piattaform per applicazioni web Adobe Air.

Essere un twitter snob? Sì, con tutte le forze

Un twitter snob è uno abbonato a pochi canali, magari con un seguito immenso, ma che segue pochi canali. Un esempio tipico è John Gruber (@gruber), l’autore del blog daringfireball.com, dedicato alla mela. Gruber segue 262 contatti e è seguito da 19.526 persone. A mio parere non è snobismo, ma è quello che normalmente accade  a una rivista: si è letti più di quanto si legge.

Il mio consiglio è di essere strenuamente un twitter snob e aggiungere un contatto solo dopo avere verificato che quello che viene trasmesso valga la pena di essere ricevuto.

Quando si vuole allargare il quadro ci sono strumenti che aiutano a fare la chiusura dell’insieme dei contatti che si seguono: tweetree.com e friendfeed.com.

TweeTree è un servizio che espande le conversazioni e, invece di limitarsi a elencare che @tizio a risposto a @caio una cosa, mostra la conversazione per intero invece di una battuta isolata.

FriendFeed porta al parossismo questa tendenza arrivando a trovare correlazioni fra una conversazione in Twitter e una in Google Talk. FriendFeed ha dato una copertura interessante dell’incidente che ha portato un aereo a un atterraggio forzato nel fiume Hudson.

Le conversazioni istantanee fra gli abbonati a Twitter sono state una fonte di informazione in tempo reale utile per avere notizie sull’incidente. Ne ha parlato Robert Scoble (@scobleizer), uno dei blogger più attivi su Twitter. Cercando la parola “plane” su Twitter, Scoble ha trovato decine di post pubblicati al secondo, molti dei quali resoconti in prima persona del disastro, fra cui la prima foto dell’aereo scattata con un iPhone e pubblicata su Twitter da @jkrums.

Ho proseguito il discorso con un’analisi che prende in considerazione anche altri client di comunicazione.