Lawrence Lessig, i media e la democrazia

L’incontro con Lawrence Lessig organizzato dall’attivissima Maria Grazia Mattei di Meet the Media Guru, è stato ricco di spunti e di stimoli, come c’era da aspettarsi da un personaggio del suo calibro.

L’emozione inizia in coda per entrare: arriviamo prestissimo e c’è già gente, nonostante non abbiano ancora finito di preparare la sala. Resistiamo: ci teniamo ad avere uno degli ambiti pass per entrare nella sala interna. Gli altri dovranno accontentarsi di un posto davanti al video in cortile o nel bar della mediateca di Santa Teresa, che fra l’altro è una location molto interessante e ispirante.

La seconda impressione è il tipo di gente, non direi tanto blogofighe, quanto professionisti dell’informazione e della tecnologia. In coda incontriamo imprenditori, venture capitalist e innovatori di ogni genere.

Le copie di Wired in circolazione spariscono subito e, con l’amico Sean, ci chiediamo come mai una rivista aperta da dieci anni fa tanto scalpore in Italia. La risposta è – forse – nella copertina.

La copertina con Rita Levi Montalcini è probabilmente diventata una bandiera per i nerd nostrani perché è così raro in questo paese che il lavoro, l’intelligenza e la reputazione scientifica si guadagnino una copertina nell’impari lotta con gli effimeri imbrogli che questa società venera.

In qualche modo questo dà una cifra alla presentazione a cui stiamo per assistere, perché ci riconosciamo in coloro che credono che questo paese possa avere delle possibilità di progresso e innovazione.

Il terzo segno è il ridotto numero di persone che scelgono di prendere la cuffia per la traduzione in simultanea. Non si tratta di presunzione perché le risate sono pronte quando c’è la battuta.

Insomma, Lessig non ha ancora parlato che già abbiamo ragioni per entusiasmarci.

Veniamo alla presentazione, che è disponibile online, come è giusto aspettarsi da un paladino dell’open source.

La prima cosa che colpisce è la qualità della presentazione, con il supporto di un’animazione molto più efficace delle solite slide e, mi si permetta il commento nerdish, composta con dei caratteri di particolare bellezza e sobrietà.

Il discorso di Lessig è meglio seguirlo nell’intervento originale, qui ci interessa riportare che la progressione dei concetti è più o meno questa.

Le società occidentali sono democrazie parzialmente deviate dagli interessi economici. Gli interessi economici sono alti e i politici sono ostaggio dei lobbisti a causa delle enormi spese che comporta assicurarsi la rielezione. Lessig fa numerosi esempi di comportamenti divergenti dalla ricerca del bene comune associati a donazioni da parte delle lobby. Se non si tratta di corruzione tout court si tratta comunque di comportamenti che mettono in dubbio l’onestà dei governanti minando le basi della democrazia.

I media non fanno eccezione, come dimostra una statistica interessante: se un migliaio di pubblicazioni scientifiche sottoposte al vaglio di altri scienziati sono concordi nel sostenere che il riscaldamento globale è un problema di cui è urgente occuparsi, in un numero corrispondente di articoli pubblicati sulla stampa l’opinione contraria gode del 53% dei consensi, un dato che fa pensare che i giornalisti abbiano altre informazioni sul problema o altri interessi in gioco.

Fortunatamente per noi i media tradizionali, il modo in cui il potere si procura il consenso, sono in crisi e internet consente la pubblicazione a ogni individuo, mettendo su un piano di parità Beppe Grillo e il Corriere della Sera.

Di conseguenza, la difesa della nostra democrazia richiede una difesa attenta della libertà di pubblicazione e della neutralità della rete, cioè la mancanza di percorsi privilegiati per l’accesso a alta velocità a determinati canali piuttosto che altri.

I punti di vista sono molto interessanti, ma richiedono una meditazione attenta per la traduzione nel nostro paese.

Per iniziare, l’assunto che gli elettori si aspettino onestà e integrità da chi chiede il voto non sembra applicarsi al nostro paese, che vede sedere in parlamento inquisiti e pregiudicati in quantità notevole, mentre non sembra che uno scandalo pregiudichi in modo significativo le possibilità di rielezione di un parlamentare. Si tratta di un’affermazione deprimente, ma a quanto sembra noi come elettori non sembriamo avere abbastanza stima di noi stessi per pensare di meritare il meglio che la passione politica può forgiare.

Il secondo punto è che mentre in altri paesi i media possono influenzare gli elettori per portare acqua al mulino di chi è in politica, da noi c’è un corto circuito allarmante e capita che un magnate dei media sia capo del governo e che le leggi che regolano l’informazione siano consistentemente piegate a vantaggio dei soliti. Basti pensare al caso di Rete 4 e della multa che il nostro paese paga all’Unione Europea per il mancato rispetto dell’assegnazione di frequenze a Europa 7. Il paese paga una multa giornaliera di 300.000 euro. Danni economici per il paese, vantaggi economici per un gruppo imprenditoriale.

Che la crisi stia indebolendo i media è un dato inconfutabile, ma non sembra in questo momento che il potere mediatico della televisione sia minimamente scalfito dalla crisi.

L’attacco alla libertà di espressione su Internet è in pieno svolgimento, come mostra la proposta di legge Carlucci, di cui abbiamo parlato in seguito a un intervento di Gianluca Dettori sul suo blog sul Sole 24 Ore, che può essere letta come lo scivolone di un parlamentare impreparato che si fa cucinare una proposta apparentemente orientata alla lotta alla pedofilia in rete da Univideo – che ha ben più a cuore la lotta alla pirateria – ma può anche essere vista come un tentativo serio di limitare la possibilità di pubblicare in rete.

La possibilità di creare punti di accesso in rete gratuiti e liberi grazie alla semplicità di installazione di hot spot wireless è già stata affondata dal timore sollevato dal battage dei media sul terrorismo.

L’emendamento D’Alia è un altro elemento del quadro.

Insomma, per tirare le conclusioni, la domanda che ci dobbiamo porre è se il caso italiano abbia una specificità che lo pone al di fuori del perimetro coperto dal discorso di Lessig e questa è una domanda che non possiamo porre a lui, ma piuttosto a noi stessi.

Probabilmente non abbiamo nulla da temere per il futuro se difendiamo a spada tratta la liberta di espressione, la libertà di pubblicazione e la neutralità della rete, per esempio appoggiando la proposta di legge Vita/Vimercati. In fin dei conti, i movimenti giovanili degli anni ’60 hanno fatto la loro propaganda con i ciclostile e i dissidenti russi con la fotocopiatrice.

Intenet è un ciclostile molto più grande, un bacino ideale per le ideee, per tutte le idee.

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