Essere un bottom blogger. 1: chi sei?

Ha suscitato un certo vespaio su Friendfeed la ripresa dell’intervista a Luca Conti da parte di Mantellini. C’è parecchia curiosità su come si diventa un top blogger, quindi vale la pena di parlarne.

Naturalmente, sarebbe idiota che mi mettessi a dare consigli su come diventare un top blogger. In primo luogo perché, se lo sapessi, lo sarei diventato, in secondo luogo perché è come rispondere alla domanda “come si diventa una rock star?” con qualcosa di diverso da “studia, dedicaci tutto il tuo tempo e sii originale”.

Ha più senso domandarsi come si fa a essere un bottom blogger, perché è lì che la maggio parte dei blogger stanno e, in generale, rimarranno. Dato che il tema è interessante, questa può diventare una serie, anche perché non ho intenzione di scrivere dieci capitoli così di getto. Per marcare la serie userò uno dei tag di cui ho abbondato nella nuova gestione del proxybar, in questo caso blogging. Conviene usare un tag piuttosto che una categoria o una collezione di pagine perché questo è il percorso di minore resistenza con WordPress, il motore di questo blog.

Per prima cosa spazziamo via i pregiudizi: non è questione di amicizie o di conoscenze, casomai le amicizie e le conoscenze sono una conseguenza del mestiere. Voglio dire questo: se tu ti occupi del tuo ambito come giornalista è naturale che ti trovi sempre insieme agli altri giornalisti, così come i fotografi sgomitano sempre con gli stessi fotografi. Per questo è naturale che ci si conosca e ci si segua fra colleghi di lavoro, non fosse che per il fatto di trovarsi negli stessi posti con una certa frequenza.

Certo, se sei nella sidebar di un blog popolare ti arriveranno più clic di quanti ne hai visti in vita tua, ma per esserci arrivato devi avere detto qualcosa di veramente interessante e averlo fatto sapere, altrimenti ti troveranno solo con Google.

Cominciamo la serie dall’inizio, quindi.

Conosci te stesso

Domandati perché vuoi scrivere, questo è il cuore del problema. Tu sei unico e speciale, come tutti quanti gli altri, quindi ci sono cose che solo tu fai in un certo modo e solo a te interessano in un dato modo. Conviene partire da qui. Lascia perdere il generalismo e concentrati su una cosa importante per te, qualcosa che tu conosci in modo speciale. Nessuno verrà a leggere regolarmente il tuo sito a meno che tu non abbia già sfondato in qualche modo, quindi concentrati, almeno per ora, su qualcosa di più concreto della scrittura di editoriali.

Può capitare che tu abbia appena comprato un modello di macchina fotografica molto particolare, qualcosa che interessa a te e altri cinque. Se ne parli, vedrai che gli altri cinque ti troveranno su Google in men che non si dica e daranno valore alle tue opinioni tanto più sei sconosciuto e sincero nella tua descrizione del prodotto. Potresti scoprire di avere orientato un segmento di mercato, magari microscopico, con la tua recensione.

Si tratta di partire dalla lunga coda, quell’area di un’esponenziale in cui i valori sono irrisori in assoluto, ma che comunque ha per integrale una frazione consistente dell’integrale della funzione. Chi ti cerca ha poco da scegliere al di fuori di te, perché non ci sono un milione di alternative, come fra i grandi numeri.

Se decidi di essere monotematico e dedicarti all’allevamento delle pulci o qualcosa del genere, può capitare che chi ti trova su Google diventi un lettore fedele collegandosi al tuo Rss o tornando sulla home page. Questo si vedrà facilmente dalle statistiche, ma non è necessario puntare a questo risultato. Chi vive nella lunga coda può benissimo contentarsi di avere un traffico prodotto al 90% dai motori di ricerca. Se non ti va di impegnarti a parlare solo di allevamento delle pulci per il resto della vita puoi benissimo variare.

Cerca però di essere utile. Qualcuno dall’altra parte di Internet sta cercando qualcosa, la cerca perché vuole sapere, capire, scegliere. Cerca di essere utile e dare consigli onesti e esprimere giudizi utilizzabili. Pensa a tutte le volte che hai cercato qualcosa, che ne so, la formazione di un dato album, l’hai trovata, hai ringraziato fra te e ti sei domandato chi perde il suo tempo a mettere a disposizione queste informazioni. Immagina di restituire il favore e ripagare i debiti.

Lo sai com’è, lo fai anche tu: la gente vola via nei primi due paragrafi se capisce che non vale la pena di continuare a leggere.

One thought on “Essere un bottom blogger. 1: chi sei?

  1. Ci sono tre accessi a questo articolo nei primi dieci minuti. Delle statistiche e di come interpretarle ne parleremo dopo, diciamo però che è un segno del fatto che quando friendfeed butta in giro gli aggiornamenti al feed Rss di questo sito qualcosa succede. Bene.

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