Il nuovo, quando lo vedi lo riconosci

Qualche giorno fa ho usato esclusivamente l’iPad per diversi compiti che di solito faccio al computer, come scrivere musica, registrare e lavorare audio, scrivere. Mi sono reso conto che grazie ai vari servizi cloud, come Codepen non è impossibile sperimentare un po’ di programmazione su iPad. Non troppo comodo, ma può essere fatto. Anche Windows Azure offre un editor online rispettabile. Non parliamo di Google e di Apple Cloud, che offrono editor online per documenti e spreadsheet.

Insomma, ci sono serie possibilità di usare il tablet per la maggior parte dei compiti quotidiani. Apple lo ha riconosciuto e ha creato un iPad con capacità di elaborazione e schermo in grado di competere con il portatile.

Anche Microsoft, con il grande papocchio di Windows 9 ha iniziato a pensare prima al tablet e poi al desktop, sbagliando seriamente e tornando sui propri passi. Adesso, con Windows 10, ci propone addirittura un modello di computing universale in cui il telefono, il tablet e il computer hanno le stesse identiche applicazioni, che cambiano solo nell’interfaccia, quindi, tornando a casa, si può attaccare il telefono al video da 27″ e usare un’applicazione in tutta la sua gloria (ma con la Cpu del telefono).

Oggi mi domandavo se il nuovo iPad possa essere davvero il primo esemplare di una nuova categoria e se sia iniziato uno spostamento che lascerà il segno nella storia.

Mi sono dato diverse risposte, tendenzialmente scettiche.

In primo luogo, sedersi alla scrivania per fare qualcosa è un gesto naturale e nessuno sente la mancanza di poter scrivere su una tavoletta, tenuta su un braccio, camminando o in piedi.

Se penso a lavorare con un tablet o studiare, penso a un leggio, qualcosa che mantenga lo schermo nella posizione angolata in cui sta normalmente quello di un laptop. Nessuno trova il video orizzontale appoggiato sul tavolo particolarmente comodo.

Se immagino dei ragazzi, in università, dediti a un compito, non riesco a vedere una transizione dalla selva di laptop appoggiati nei posti più impensati ai tablet in braccio o in grembo.

Poi, ai diversi sentimenti negativi, si aggiunge una intuizione: il nuovo, lo riconosci, quando lo vedi.

Quando vedi il telecomando sembra così ridicola l’idea che la manopola di cambio canale stia sul pannello del televisore. Quando vedi l’alzacristalli elettrico, sembra così patetica la manovella. Quando vedi l’iPod, sembra così misero un lettore di mp3 con display e comandi microscopici e una memoria risicata, per non parlare del Walkman.

Ecco, quindi questo può essere il metro di paragone di una rivoluzione, il momento Aha! in cui riconosci qualcosa che aveva diritto e dovere di esistere anche in precedenza.

Certamente arriverà qualcosa di straordinario e, quando arriverà, lo riconosceremo domandandoci come mai non sia esistito in precedenza. È possibile che non arrivi affatto da chi ha innovato fino ad ora, così come l’iPod non è arrivato da chi dominava il mondo col Walkman, semplicemente perché la posizione dominante è una delle più scomode per vedere il futuro.

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