Musica con iPad

In soli quattro anni, l’iPad ha cambiato il rapporto con la tecnologia, occupando uno spazio sempre maggiore nell’uso quotidiano, rubando spazio ai desktop e agli smartphone. Questo, grazie a un insieme vincente di qualità: le dimensioni ridotte, ma non risicate, il peso contenuto, la potenza di calcolo adeguata, la durata elevata delle batterie, la libertà con cui lo si maneggia e l’intuitività dell’interazione. Non c’è da sorprendersi, quindi, se lo ha fatto anche in campo musicale, come era stato pronosticato fin dal momento del lancio.

Ci sono diverse spiegazioni per la fioritura di ottime applicazioni intorno al tablet: una catena di sviluppo potente, sviluppatori di qualità media più alta, selezionati dal linguaggio Objective C e la vocazione di Apple e dei suoi sviluppatori per il supporto alla creazione artistica, che aveva già guadagnato al Mac un posto sulla scrivania di grafici e musicisti.

Pochi mesi dopo il lancio dell’iPad, nell’estate 2010, una intraprendente azienda italiana, IK Multimedia, mette in vendita una interfaccia audio, chiamata iRig, accompagnata da un’applicazione che simula amplificatori, effetti e registratore multitraccia, ottenendo un successo mondiale.

Un anno dopo, il lancio di iPad, nel 2011, esce GarageBand per iPad una versione specifica per l’interfaccia tattile dell’applicazione desktop derivata da Logic. GarageBand strizza l’occhio all’aspetto ludico del tablet, con strumenti di uso facilitato, ma offre la possibilità di registrazione multipista e editing avanzato.

Nel 2012 arriva Audiobus, un’applicazione che permette di prelevare l’audio da un’applicazione e inviarlo a un altro programma, consentendo di collegare strumenti e processori di effetti, come le pedaliere dei chitarristi o le mandate e ritorni di effetti dei banchi di missaggio.

Audiobus dà nuove possibilità creative ai musicisti e stimola un salto quantico nel software.

Dopo Audiobus, infatti, non è più necessario che un’applicazione faccia tutto e sia un universo audio contenuto in sé, può anche essere più semplicemente un buon componente. Lo sviluppatore che ha un buon sintetizzatore, non è più costretto a inventare possibilità di registrazione multitraccia, o effetti audio, ma ha la libertà di realizzare semplicemente uno strumento che il musicista potrà collegare a uno dei canali di ingresso di una Daw (digital audio workstation), come Cubasis o GarageBand. Questo cambiamento di prospettiva è il segnale di partenza per una nuova ondata di software di qualità elevata.

Apple riconosce le potenzialità della tecnologia e, nel giugno 2013, crea Inter-App Audio, una funzionalità di iOS 7 che offre funzionalità simili.

Tirando le somme, a soli quattro anni dal suo apparire, l’iPad non è più un giocattolo divertente ma un sistema di produzione musicale versatile e potente, che certamente ha delle limitazioni rispetto ai portatili quad core di fascia alta, ma ha anche delle prerogative, come intuitività, leggerezza e trasportabilità che lo possono rendono preferibile ad alcuni utenti, o in alcune circostanze.

Vedremo, quindi, le possibilità di espressione musicale che apre l’iPad di oggi, con il suo corredo sterminato di applicazioni di qualità e di accessori hardware, che non ha ancora corrispondenza nel mondo Android, anche se le specifiche hardware dei tablet col robottino sarebbero all’altezza.

Esploreremo tre filoni di creazione musicale con l’iPad mirando le esigenze di produttori, chitarristi e tastieristi. Non andremo a vedere cosa potrebbe offrire il tablet ai DJ, perché l’argomento potrebbe giustificare un articolo a sé. Lasceremo da parte anche le applicazioni che aiutano il musicista nello studio. Un tema vasto, che ci proponiamo di affrontare in un futuro articolo. Ci concentreremo, invece sulla creazione musicale, esaminando le possibilità di uno studio di registrazione minuscolo, per la produzione musicale, di una batteria di sintetizzatori e superfici di controllo software, per chi suona le tastiere, di una fucina di effetti e elaborazioni sonore agile e potente, per i chitarristi.

Tutto questo, a un costo che è una frazione di quello delle controparti sul desktop o degli strumenti e processori di effetti reali.

Tirando le somme, l’iPad si è rivelato in grado di spodestare il desktop, sia per la semplicità con cui lo si accende e si inizia a lavorare, sia per il prezzo generalmente più basso e la buona qualità delle applicazioni, che permette di concedersi di più a parità di budget.

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