Google Chrome supporterà le estensioni

Google Chrome
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Chrome, il browser creato da Google supporterà le estensioni verso primavera. Il sito di sviluppo di Google (dev.chromium.org) contiene un documento che illustra il meccanismo per creare le estensioni.

Sicuramente, la disponibilità di estensioni interessanti renderà ancora più popolare il browser di Google.
È anche interessante notare che WebKit, il motore di rendering alla base del browser Safari di Apple, è sempre più popolare. WebKit è stato adottato da Adobe per il rendering di Air, dato che il browser è multipiattaforma. Nokia ha usato WebKit per il browser dei suoi telefoni e Google lo ha adottato per Chrome.

Sommando tutto, dovremmo avere numeri importanti.

WebKit
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Nel frattempo, comunque vale la pena di tenere gli occhi addosso a Chrome e pensare a qualche widget simpatico, per esempio un client Twitter agile ma adatto per seguire le conversazioni.

Di passaggio ricordiamo anche che Nokia Widgets, un progetto sempre basato su Webkit offre opportunità interessanti agli sviluppatori che vogliano farsi conoscere con un’interfaccia dedicata per qualche servizio popolare.

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I nuovi pulsanti di GMail

Image representing Gmail as depicted in CrunchBase
Image via CrunchBase

I nuovi pulsanti di Gmail hanno creato molto movimento fra gli utenti.

La barra pulsanti di GMail

Anche io sono rimasto abbastanza perplesso osservandoli la prima volta. Sono parecchi pulsanti, piuttosto appiccicati e due di questi (Label e Move) fanno un lavoro abbastanza simile, cioè attaccare un’etichetta a un messaggio. Label aggiunge l’etichetta richiesta, mentre Move fa lo stesso rimuovendo l’edichetta Inbox, cioè levando il messaggio dalla casella di posta in arrivo.

Oltre  a dubbi funzionali, sono rimasto perplesso per il fatto che i pulsanti sono non standard, cioè non sono visualizzati come i pulsanti di Safari in blu con i bordi arrotondati.Le etichette di GMail

La stilizzazione eccessiva del contenuto è sempre stata una cosa che ho deprecato, così come ho sempre apprezzato la laconicità dell’interfaccia di GMail che è un modello di sintesi e potenza.

Con un visual apparentemente spartano, GMail è uno dei client di posta più potenti del ciberspazio, quello che è indispensabile per un power user come me, che apprezza il threading automatico e la ricchezza di acceleratori da tastiera.

Io uso i comandi di vi, j e k per muovermi sui messaggi, u per tornare alla lista, y per archiviare e x per marcare, insomma uso tutti gli acceleratori definiti, così come uso tutte le combinazioni di tasti che il Mac offre.

Le interfacce grafiche sono belle, ma quando ci si plasma sulle applicazioni che si usano più spesso si è più produtivi con la tastiera. Allo stesso modo non ho visto nessuno più veloce a completare una form di inserimento dati dei terminalisti AS/400.

Tornando ai pulsanti di GMail, sembra che la stilizzazione sia stata appena ritoccata e forse non è poi così tremendo avere i nuovi pulsanti, mentre è interessante leggere le motivazioni dietro la creazione di un nuovo elemento di interfaccia.

L’articolo di stopdesign illustra le ragioni che hanno indotto Google a pensare di avere bisogno di comandi più potenti e flessibili per l’interfaccia.

Per esempio, non si può negare che è difficile avere un pulsante che apre un elenco di caselle di spunta con un box di ricerca.

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Introduzione a Twitter

Twitter è un servizio di pubblicazione che permette di pubblicare brevi messaggi, che saranno recapitati a tutti coloro che si sono iscritti per riceverli.Ogni membro della comunità di Twitter ha, infatti, una lista di amici.

Il marketing sulle reti sociali oe i suoi esperti
Il marketing sulle reti sociali e i suoi esperti (da blog.hubspot.com)

I messaggi, comunque, sono anche permanentemente archiviati e ricercabili, quindi possono essere reperiti anche dopo qualche tempo. L’archivio globale può essere visto in tempo reale o usato per ricerche, come è stato fatto durante la campagna elettorale americana per permettere di analizzare la discussione politica in tempo reale.

Il servizio somiglia un po’ a un sistema di messaggistica istantanea, con due importanti differenze: in primo luogo non esiste privatezza e i messaggi sono leggibili da tutti, in secondo luogo rispetto a un sistema di messaggistica istantanea, quando scrivo i destinatari sono tutti gli utenti registrati per ricevere i miei messaggi, potenzialmente migliaia di utenti, mentre se uso Google Talk o un sistema simile, il destinatario del messaggio è l’utente con cui sto dialogando.

La prima domanda che ci si può porre, quindi, è perché chi si registra a Twitter dovrebbe voler partecipare in una conversazione pubblica, anzi perché mai una conversazione dovrebbe essere pubblica e archiviata.

Piccola tassonomia dei twittanti

Alcuni pubblicano su Twitter come microblogger, inviando frammenti di testo di 140 caratteri narrativi, suggestivi o semplicemente dando pubblica notizia di piccoli fatti privati. Un esempio di questo modo di usare Twitter è @mafe, per esempio in questo post: “è nella puntata in cui scopre che se ci prova, ci riesce”. Carino: fa percepire e partecipare.Chi segue questa strada deve avere passione e talento per gli one liners, per aspirare a fare twitteratura interessante da leggere.

Certe perle di saggezza stanno in 140 caratteri per miracolo, per esempio “when you don’t create things, you become defined by your tastes rather than ability. your tastes only narrow & exclude people. so create.”, di @_why conosciuto anche com Why, the lucky stiff e famoso per una guida alla programmazione con Ruby che è un’opera d’arte..

Ci sono altri che pubblicano notizie sintetiche per dividere con la comunità cose interessanti che hanno trovato in giro, un po’ come permette del.icio.us o stumbleupon. Altri ancora danno un segnale su twitter quando pubblicano qualcosa di interessante altrove, per esempio @melablog o @techcrunch. Tim O’Reilly (@timoreilly), invece pubblica tutto quello che trova di interessante nella sessione di browsing del mattino, prima di colazione. Insomma, questi twittanti interpretano Twitter come un servizio per la comunità.

Una terza categoria di twittanti attira l’attenzione su di sé prendendo alla lettera il payoff del sito “cosa stai facendo?” e pubblicano messaggi come “sono alla fermata del tram”, “oggi non partiva la macchina”. Si tratta di messaggi molto personali, che probabilmente sono diretti alla comunità di amici, dato che è difficile pensare che siano di pubblica utilità. Chi fa parte della comunità ha il piacere di sentire umori, piccole storie, avventure e disavventure degli amici come se li avesse sempre accanto. Se non si è nella comunità di amici non c’è gusto a seguire questi utenti.

L’ultima categoria sono i venditori, le PR, i consulenti che usano Twitter per attaccare bottone e cercano di superare il tetto dei 2.000 follower, anzi cercano di fare il record. Per molti di questi è un offesa non seguire chi ha deciso di seguirti, quindi se ti aggiungono si aspettano che tu faccia altrettanto, poi ti mandano un messaggio diretto (che è possibile solo se ci si segue a vicenda) per ringraziarti. Sospetto che molti ti rimuovano la mattina dopo e si rimettano a pesca. Credo anche che alcuni confondano il Messenger con Twitter.

Per l’ultima categoria di utenti l’etica di Twitter è seguire chi ti segue, allargare i contatti e iniziare conversazioni con tutti. Le conversazioni su Twitter però sono come le Chat su Irc: se non c’è un tema  sono conversazioni vuote, ce c’è  una domanda che aspetta una risposta si riducono a botta e risposta. Se c’è un tema importante si possono protrarre un po’ con un certo interesse, ma i canali Irc hanno un tema mentre le conversazioni su Twitter no.

Infine, perché una conversazione dovrebbe essere pubblica?

In definitiva non sono molti i casi in cui una conversazione merita di essere pubblica, come su Twitter, e per di più archiviata e ricercabile.

Mi vengono in mente due casi. Il primo è una trasmissione radio o televisiva, in cui c’è chi origina del testo e chi lo riceve per uno specifico interesse. Il secondo sono le domande e risposte che si fanno a una conferenza: anche se non ho fatto io la domanda allo speaker sicuramente sono interessato alla risposta. Un altro caso simile è un canale di assistenza per un prodotto: se anche io sto usando quel programma, posso essere interessato alla risposta alla domanda che ha fatto un altro utente.

Grazie alla possibilità di mandare messaggi istantanei a una comunità, Twitter è usato come mezzo per l’assistenza e le relazioni con i clienti da diverse aziende, per esempio sixapart, che produce i software di blogging MovableType e TypePad. Naturalmente i produttori di client per Twitter fanno assistenza su Twitter, come @twhirl, che produce un client multipiattaforma basato sulla piattaform per applicazioni web Adobe Air.

Essere un twitter snob? Sì, con tutte le forze

Un twitter snob è uno abbonato a pochi canali, magari con un seguito immenso, ma che segue pochi canali. Un esempio tipico è John Gruber (@gruber), l’autore del blog daringfireball.com, dedicato alla mela. Gruber segue 262 contatti e è seguito da 19.526 persone. A mio parere non è snobismo, ma è quello che normalmente accade  a una rivista: si è letti più di quanto si legge.

Il mio consiglio è di essere strenuamente un twitter snob e aggiungere un contatto solo dopo avere verificato che quello che viene trasmesso valga la pena di essere ricevuto.

Quando si vuole allargare il quadro ci sono strumenti che aiutano a fare la chiusura dell’insieme dei contatti che si seguono: tweetree.com e friendfeed.com.

TweeTree è un servizio che espande le conversazioni e, invece di limitarsi a elencare che @tizio a risposto a @caio una cosa, mostra la conversazione per intero invece di una battuta isolata.

FriendFeed porta al parossismo questa tendenza arrivando a trovare correlazioni fra una conversazione in Twitter e una in Google Talk. FriendFeed ha dato una copertura interessante dell’incidente che ha portato un aereo a un atterraggio forzato nel fiume Hudson.

Le conversazioni istantanee fra gli abbonati a Twitter sono state una fonte di informazione in tempo reale utile per avere notizie sull’incidente. Ne ha parlato Robert Scoble (@scobleizer), uno dei blogger più attivi su Twitter. Cercando la parola “plane” su Twitter, Scoble ha trovato decine di post pubblicati al secondo, molti dei quali resoconti in prima persona del disastro, fra cui la prima foto dell’aereo scattata con un iPhone e pubblicata su Twitter da @jkrums.

Ho proseguito il discorso con un’analisi che prende in considerazione anche altri client di comunicazione.

Better than free, di Kevin Kelly

Un saggio molto interessante su internet, la copia e l’unicità, con implicazioni interessanti in termini di marketing e economia.

Si inizia dalla considerazione che

“Our digital communication network has been engineered so that copies flow with as little friction as possible. Indeed, copies flow so freely we could think of the internet as a super-distribution system, where once a copy is introduced it will continue to flow through the network forever, much like electricity in a superconductive wire. We see evidence of this in real life. Once anything that can be copied is brought into contact with internet, it will be copied, and those copies never leave. Even a dog knows you can’t erase something once its flowed on the internet.”

La premessa è molto interessante e la conclusione è logica:

“I have an answer. The simplest way I can put it is thus:

When copies are super abundant, they become worthless.
When copies are super abundant, stuff which can’t be copied becomes scarce and valuable.”

Infine il saggio esamina otto direttrici su cui può svilupparsi il valore legato all’unicità. Come tutti i saggi provocatori sarà parzialmente vero e sicuramente interessante da approfondire.

Soprattutto, chissà se arriverà anche alle case discografiche questa consapevolezza dell’inutilità del tentativo di arginare la copia. Nel testo si fa riferimento al desiderio del pubblico di compensare le star, per lasciare un segno.

Si citano come esempio i Radiohead, che hanno preso una media di cinque dollari per download mettendo in linea un disco a offerta libera. Cinque dollari è sempre stato il mio limite personale per l’acquisto di un cd prima di un download di prova.

Il Corriere della sera, per contro valuta un fiasco l’iniziativa dei Radiohead, ma i dati a spanne sono confrontabili. Probabilmente il giudizio negativo è dato da due fattori: il grande numero di download senza pagamento e il basso compenso per download, ma si sottovaluta il fatto che chi ha scaricato il disco senza pagare lo avrebbe comunque fatto lo stesso e che il prezzo di 5 sterline è esattamente quello che io pagherei un cd per il piacere di averlo e rigirarlo fra le mani mentre ascolto la musica. A venti euro a copia non posso considerare l’acquisto.

Una cosa interessante è che la pubblicità non entra minimamente nell’equazione, mentre la catena di distribuzione è inutile. E il marketing?

Oxite, un motore CMS open source da Microsoft

Microsoft ha creato piattaforma di pubblicazione open source chiamata Oxite e la sta utilizzando per il sito del convegno Mix09.
C’è sicuramente bisogno di strumenti per creare sistemi di gestione del contenuto su misura, vediamo come si comporta questo.

Leggere un libro gratis su Amazon

Un post spiega come utilizzare la ricerca all’interno del testo dei libri che offre Amazon per scorrere l’intero libro.

L’idea di base è quella di inserire un set di parole chiave che appaiano in ogni pagina (o quasi) del libro.

Considerando il fatto che Amazon consente di scorrere una pagina prima e una dopo ogni hit, non è poi così difficile.La sfida a questo punto è costruire il minimo set di parole chiave che dà accesso all’intero libro.

Ecco il testo del post originale che spiega la tecnica.

Arriva il Google Phone, ma è un androide

Arriva il telefono di Google, ma contrariamente alle attese non si tratta di hardware, bensì di una piattaforma software, chiamata Android. In altre parole, Android è il software che un produttore di telefoni può usare per dare anima al metallo.
Google ha pubblicato un SDK che sto provando su MacOS e è disponibile anche su Windows e Linux.
Il Gphone non è un telefono

Lo SDK comprende le librerie software e l’emulatore necessario per provare le applicazioni dentro un telefono anche se virtuale. Le applicazioni di base sono comprese nell’emulatore, che quindi è interessante anche per chi non vuole creare applicazioni perché permette di farsi un’idea del telefono in anticipo.
Curiosando, troviamo un browser e un client per i servizi di cartografia di Google (Google Maps).
L’ambiente software si basa sul sistema operativo Linux in una versione ridotta adatta per la memoria a disposizione in un telefono. L’ambiente applicativo, invece, si fonda su Java.

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