Google si fa sentire con gli sviluppatori

Google ha organizzato una conferenza per sviluppatori a Milano. L’evento si è svolto, in una cornice particolarmente chic e modernista, un splendido hotel in via Tortona, che sta diventando la capitale del design milanese.Oltre a essere notevole per il miglor catering mai visto a un incontro con gli sviluppatori, l’evento è stato importante per la presenza di diversi ricercatori americani, visivamente qualificati come engineer dal camice bianco con la scritta “mi sento fortunato”. Un’affermazione che gli sviluppatori di software gestionale sicuramente condividono.Al di là delle battute è da sottolineare il fatto che anche Google comincia a corteggiare gli sviluppatori e a pubblicizzare la sua piattaforma. Google, infatti, è ormai una piattaforma applicativa, con un mix interessante di servizi, da un sito dedicato all’hosting di applicazioni open source a dati importanti come la cartografia mondiale a disposizione degli sviluppatori gratuitamente.Mettere i dati a disposizione di tutti è uno dei punti cardine della strategia di Google, gli altri, secondo Giorgia Longoni, sono l’accessibiltà alle informazioni dovnque ci si trovi, la disponibilità online o offline e la possibilità di creare e condividere il contenuto per tutti.L’ultimo punto ha brillanti applicazioni sulle mappe di Google, come questa mappa e sicuramente dovrebbe invitare gli sviluppatori a creare soluzioni nuove.

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Xanadu non si arrende

Quasi trent’anni prima che il gruppo di Tim Berners-Lee scrivesse il primo server web al Cern di Ginevra nel 1990 c’era già chi parlava di ipertesti: Ted Nelson. Gli studi di Nelson cominciano nel 1960 e nel 1974 sono pubblicati in un libro, Computer Lib/Dream Machines, nel 1974.

Il disegno iniziale del progetto Xanadu

Secondo Nelson, il punto di vantaggio dei documenti elettronici rispetto ai documenti cartacei sta nella possibilità di conservare traccia della relazione fra diverse versioni dello stesso documento, fra i testi derivati e i testi originari, fra le fonti e le citazioni.

La visione di Nelson va più in profondità del World Wide Web come lo conosciamo, che è fatto di link a senso unico affidabili solo in parte perché il legame fra i documenti dovrebbe essere strutturale, un po’ come consente Word quando lo si usa per tenere traccia di versioni e modifiche.

Queste sono le idee con cui Ted Nelson fonda il progetto Xanadu nel 1967.

Con obiettivi così ambiziosi non stupisce il fatto che fino al 1972 non sia realizzato un prototipo del software.

Mentre il web e il browser cambiano la faccia della rete il progetto Xanadu cade lentamente nell’oblio conquistandosi la fama di essere il vaporware di maggiore durata dell’industria dei computer.

Eppure il progetto Xanadu non demorde e ha rilasciato recentemente un visualizzatore tridimensionale di ipertesti, che funziona su Windows. Il software può essere scaricato dalla home page del progetto.

Cosa viene dopo Ajax?

Se lo chiede anche Dare Obasanjo, soprattutto perché quello che arriverà dopo Ajax è sicuramente benvenuto.

Sviluppare un’applicazione Ajax, infatti, è un incubo.

In primo luogo occorre mischiare standard come Html e Css che sono standard solo nella testa di quelli che li scrivono.

Le mailing list dedicate al disegno Web sono piene di richieste curiose, tipo “come faccio a mettere questo a sinistra e quello a destra?”. Non sono le domande di neofiti che non sanno come scrivere una tabella: sono le domande di professionisti che hanno rinunciato alle tabelle.

I signori del W3C, che sono convinti di avere la proprietà del Web, quelli che hanno dichiarato morto Html nel 1999 per intenderci, sono riusciti a fare dimenticare a tutti che creare pagine Web è un compito banale, anche perché i browser accettano qualsiasi schifezza nel markup uscendo vittoriosi dalle cose peggiori.

Adesso però occorre validare le pagine anche per legge per l’ottimo motivo che si vuole rendere accessibile il contenuto su Internet a tutti, anche ai disabili. In fondo – si dice – progettando le pagine con la stretta aderenza agli standard si ha anche il vantaggio di avere pagine di migliore qualità.

Però poi lungo la strada si scopre che occorrono trucchi e trucchetti a non finire per riuscire a avere una presentazione accettabile in Firefox, Internet Explorer (il 6 e il 7) e magari anche Safari.

Alla fine, poi, si scopre che è quasi impossibile creare l’applicazione dinamicamente Web 2.0 e Ajax che ha chiesto il cliente o che fa la concorrenza, che vince la gara. 

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Il telefono messo all'indice

Si è parlato molto di iPhone, dal momento del lancio, con l’entusiasmo che si può immaginare per un prodotto che ha le carte in regola per far parlare di sé e in più eccita l’immaginazione dei devoti della mela perché ricorda iPod.

Come iPod, iPhone reinventa qualcosa che già conosciamo, prima era il walkman, ora il telefono. Come iPod, iPhone mette a fuoco un prodotto in un modo che era sfuggito a chi lo aveva inventato.

Così. il telefono, in particolare lo smartphone, il telefono con qualcosa in più, ha avuto molte incarnazioni, ma sembra messo a fuoco solo adesso.

La pubblicità di iPhone, l'utente scorre le copertine dei dischi con l'indice

In questa rivoluzione, un dettaglio che non mi pare sia stata notato da altri osservatori è l’innovazione “digitale” che iPhone porta con sé. Con digitale non intendo “numerico”, come è diventata norma, ma proprio digitale nel senso di pertinente alle dita.
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iPhone: il telefono non è più lo stesso

È uscito l’iPhone e il telefono non è più lo stesso. Quando Steve Jobs dice che Apple reinventa il telefono non dice bugie.

Apple parte da un punto di vista diverso dagli altri, perché si domanda in primo luogo cosa vorremmo fare noi, cosa vorrebbero fare i nostri clienti o forse cosa piacerebbe fare a Steve Jobs con un telefono cellulare?

Non parte dal dato di fatto che i telefoni sono fatti in un dato modo, o dagli schemi di applicazione dei chipset più diffusi.

Jobs cita una frase chiave durante il lancio dell’iPhone: chi prende seriamente il software dovrebbe disegnare il proprio hardware. Non è citata a vuoto: l’iPhone contiene un accelerometro e un sensore di prossimità perché servono al software per fare il suo lavoro nel modo migliore.

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Il digital divide e il nuovo sogno

L’uomo sogna spesso di saltare le barriere. Ecco una piccola rassegna dei sogni che si sono avverati sul computer e di un progetto in corso per realizzare l’ultimo di questi grandi sogni: dare un computer anche ai bambini che non hanno prese di corrente.

La storia dei computer è una storia di sogni, che in pochi anni ci hanno portato da un’epoca all’altra.

Il laptop per il mondo

Cominciamo dal 1970 Federico Faggin, un italiano formatosi in Olivetti e SGS salta il fosso, anzi l’Atlantico, e approda alla californiana Intel, creando il 4004, il primo microprocessore. È la fine dell’epoca dei camici bianchi dei film anni ’60: da ora in poi si possono costruire computer economici, così a buon mercato da poter diventare un prodotto di massa.Il 4004 non ebbe grande diffuzione, ma il gruppo di Faggin mise a segno un bel risultato con l’8080, un processore che ebbe un discreto sucesso commerciale. Nel 1976, Faggin passò alla Zilog e progettò lo Z80, che aveva importanti innovazioni e prestazioni significativamente migliorate. Lo Z80 fu il motore di diversi personal computer, fra cui lo ZX81 e lo ZX Spectrum del visionario Sinclair. Accanto alle macchine pensate per gli hobbisti, lo Z80 fu anche il motore di computer da ufficio, basati sul sistema operativo CP/M.

La prima porta era stata aperta e la produzione di un computer a basso costo, abbastanza economico da costare come un elettrodomestico di casa era diventata possibile.

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iTunes per Windows

OK, questa notizia non ha molto a che fare con il software, se non per il fatto che chi ha una passione, spesso ha anche l’altra e quindi la diamo lo stesso.
L’invidia del Mac per gli appassiontati di musica sta per finire: iTunes è disponibile anche per Windows e darà accesso allo stesso database di pezzi delle principali case. I prezzi sono abbastanza abbordabili: 99 centesimi di dollaro per canzone.
Per ulteriori informazioni ecco il sito della Apple dedicato a iTunes. Apple – iTunes
Sulo stesso genere segnaliamo che ha riaperto Napster, con il proposito di offrire lo stesso genere di servizio e gli stessi prezzi. Ecco il link al sito di Napster.
Trovandoci a scegliere, il sito Apple ha un’attrattiva in più nel fatto che il software collabora al meglio con il più bell’hard disk portatile in circolazione: lo iPod.