Lenti a contatto multifocali

Quando si inizia a avere un po’ di esperienza (mettiamola così) è fatale cominciare a essere un po’ presbiti. Si inizia a allontanare il libro, spostare indietro il monitor fino al punto di rottura, quando il libro e il monitor sono troppo lontani per essere letti bene, la data sull’orologio è solo un’idea e leggere gli SMS è quasi impossibile.

La soluzione sta in un paio di lenti multifocali, dicono gli ottici. Gli diamo retta e pieni di entusiasmo facciamo la fatica di abituarci al primo occhiale multifocale.Abiturarsi significa imparare a muovere la testa su e giù come un pollo e a non cadere dalle scale, che sono messe a fuoco attraverso la porzione di lente con la focale per l’uso da vicino. Nemmeno le lenti multifocali però sono la soluzione. Continua a leggere

FriendFeed goes to work at Facebook, now what?

The FriendFeed team and servers will act according to the strategies of Facebook since the acquisition. What impact will this have? Let’s first recap a few points.

As the news started spreading, some users where quite upset for fear of being assimilated in what they consider an inferior platform for sharing.

Scoble started working on his home page on FB, and had to complain. What would be missed if FriendFeed was turned off tomorrow? There might be a lot of different anwers, but I would stress openness.

Facebook is a closed space that has wll guarded walls and an aggressive copyright on anything that crosses the border inwards. FriendFeed, instead, is made up with stuff shared from its owner, mostly residing somewhere else, thanks to the open RSS format, with added discussion and realtime search.

Discussions are FriendFeed’s added value and may range in interest from Scoble’s instant chat rooms to idle chatter. FriendFeed can also make sense of discussions that happen on different media, discussions of which a random tweet is just an obscure part. In short, the world seen from FriendFeed has more dimensions.

Real time search, also, is a wonderful research tool. FriendFeed brings all this added value to your own content, once you decide to share, and this is a good thing.

Composition is an other key: using Twitter for launching what you have created or sharing thoughts, Flickr for archiving and organizing your pictures, Delicious for organizing your web snippets in a mini blog, all this makes a lot of sense. Using FriendFeed to create a picture from all this pieces make a lot of sense too. Trying to love every detail of Facebook and trying to live filling the blanks in Facebook forms does not make too much sense.

Facebook is great for chatting with friends, sharing pictures and finding people because everyone has at least an idle presence in there, but I would not want to have business contacts, coworkers or customers mixed with aunts and scholl friends. One problem with all these social network is managing one’s own facets.

We obviously want to be able to share using as many tools as we like, so the aggregation features of FriendFeed will stay with us one way or an other.

Dave Winer started working on something interesting, maybe this is a part of the final picture. What if there was not real server as in a file sharing network? People would own their stuff and decide where to share what, and this is a good thing. These are Winer’s current ideas on the Rss cloud. I think this process is going to be accelerated by Facebook’s acquisition of it’s best competitor.

We have seen a pattern over and over again: applications come and go, protocols stay forever, if you need a proof consider that FTP was born in 1972 and did not change too much since then. The Internet we know and love has been created by HTML and HTTP, and made available by Mosaic, Netscape, Internet Explorer, Safari, whatever you choose. Open protocols give us freedom, applications give us user experience. Facebook is obviously an application, and as nice as it might be and as loved as it might be, will not stay forever, but RSS has changed our lives much more.

An RSS cloud could go a long way changing things, so we do not really have to worry about missing FriendFeed one day, our future will be really shaped by open protocols and file formats and how they will allow real time sharing in many new interesting ways. So, some. like @rww, see a perfect storm coming in social networking, I would be happy to see it.

La donna è un mobile

… e i mobili – si sa – finiscono sulle barricate

Una ragazza iraniana durante le proteste scatenate dalle ultime elezioni.

Una ragazza iraniana durante le proteste scatenate dalle ultime elezioni.

C’è qualcosa di intrigante nella contemporaneità di un’agitazione politica con le donne in prima linea nella teocrazia più chiusa del medio oriente e le dichiarazioni femministe di un leader arabo, anche se uno dei meno ortodossi.

Iil leader libico ha affermato che le donne vengono usate “come mobilio nei Paesi arabi”, auspicando una “rivoluzione rosa, che si innesti su una rivoluzione culturale che permetta alle donne di non essere più oggetti”. (Repubblica)

L'inganno del web 2.0

Un coccodrillo scostante su Friendfieed e un ricordo un po’ più affettuoso da parte di un amico di rete dai tempi dei modem a 2400 baud avevano attirato la mia attenzione su un personaggio che ho ritrovato nella libreria di un amico sociologo. Ho letto quindi avidamente il libro, con la curiosità di vedere che cosa si nascondesse dietro un personaggio controverso, che chissà come non mi era familiare.

Molto brevemente, non c’è pagina del libro sulla quale in definitiva io non sia d’accordo e, se ci sono chiose da fare, si può parlare di quello che è stato lasciato fuori dal mirino.

Non ci sono dubbi, per incominciare, sul fatto che la blogosfera italiana sia un circolo di poche persone, sostanzialmente autoreferenziali e che, in massima parte si possono lasciare fuori dalla reading list, o quantomeno in fondo, senza compromettere la propria crescita. Diversi mesi di frequentazione assidua di FriendFeed e di lettura dei feed mi hanno convinto del fatto che non avere trovato tesori non dipende dalla malaccortezza nel ricercare.

D’altra parte, se pure il web 2.0 è prodigo di promesse e avaro di risultati, restano due punti da considerare.

Il primo è che Internet è sempre Internet, lo spazio di informazione facilmente reperibile che abbiamo sempre amato e usato con profitto dai tempi in cui era una comunità un po’ più ristretta di scienziati e esperti di programmazione e non si chiamava web. Il ruolo di internet come le ruote per la mente non è in discussione.

Il secondo punto è che ci sono delle novità, ben descritte nel libro, che vanno su due filoni: l’aumento di affluenza alla rete consentito da tecnologie di pubblicazione sempre più amichevoli e la perdita di terreno dei media tradizionali.

La somma degli ultimi due fattori è una proliferazione di fuffa che non è minimamente contrastata dalla blogosfera e investe di ritorno anche i media tradizionali, come nel caso dei giornali che sempre più spesso stampano notizie quasi vere prese da fonti su Internet.

Tracciare la conoscenza è un problema sempre maggiore e una disciplina poco insegnata e poco praticata, anche in ambito universitario, come si sottolinea nel libro.

Se il web degli anni ’90 fosse stato quello del progetto Xanadu, di cui abbiamo parlato, e non quello di Tim Berners-Lee, il tracciamento sarebbe stato automatico, ma la rete ha giustamente scelto la strada meno involuta tecnicamente.

I problema di tracciare l’informazione è ben posto e svolto nel libro e bene fa la presentazione del libro sul sito Laterza a concentrarsi su questo punto, sicuramente, sarà un tema importante dell’evoluzione tecnologica nel prossimo futuro, non solo perché è importante socialmente risolvere questo problema, ma anche per una forza più potente: la pigrizia.

Non abbiamo infatti il tempo e le energie di rileggere per la centesima volta il copia e incolla della stessa notizia o di derivati man mano che i blogger più disparati si imbattono nelle tracce di una certa informazione. Nessuno ha il tempo e le energie per accumulare derivati tossici, stavolta di informazioni. Quindi il problema sarà risolto nei prossimi anni.

Twitter, Friendfeed, Facebook, si tratta di te

Proseguiamo il discorso iniziato con l’introduzione a Twitter. Si parla molto delle applicazioni del networking sociale cercandovi la magia e il perfetto insieme di funzioni.

Twitter è minimalista, ma coglie l’essenza, FriendFeed è vorace e dispersivo, Facebook si tiene la tua roba ed è pieno di gente che fa i quiz e te lo fa sapere, Flickr è un grande gestore di immagini che cerca di tirarti dentro, MySpace è una vetrina per band poco socievole, Naymz e Plaxo questuano account in tutti i modi, LinkedIn va bene per esporsi sul mercato, ma ha anche forum di domande molto ben frequentati. Ning è una fabbrica di network sociali a tema molto petulanti. Questo è quello che c’è da sapere per non restare tagliati fuori nelle dispute fra networker sociali. Naturalmente tacciamo di news, forum, IRC, instant messenger e altre relique del passato.

Insomma, ci sono mezzi di ogni genere per il contatto sociale, ma hanno su di sé un’attenzione eccessiva perché manca un fondamento alla discussione sui network: i network sociali connettono le persone e servono a far fare alle persone quello che hanno in mente di fare. Le persone che si trovano insieme studiano, chiacchierano, scherzano, si conoscono meglio, flirtano, si coalizzano, capiscono meglio, si spiegano, cercano, insomma fanno mille attività umane fra le più disparate.

Nel mondo reale, fuori dallo specchio, tutte queste attività hanno momenti, tempi, luoghi e canali di comunicazione ben distinti. Non è pensabile che ci sia un posto in cui si fanno tutte queste cose contemporaneamente.

Il computer, comunque, è incidentale, come è sempre stato. La rete ha sempre connesso persone e per conseguenza computer fino dal 1971 in cui si sono stese le basi di FTP con la RFC114 o dal 1982 che ha visto la nascita della RFC821, che descrive SMTP a opera di John Postel (nomen, omen). La comunicazione fra computer e fra persone in ogni caso ha due o più terminali e un protocollo, bisogna tenerlo presente nel networking sociale.

La considerazione sui due poli della comunicazione è importante, perché un canale di comunicazione deve essere adatto per quello che vuoi sentire e per quello che chi trasmette ha voglia di dire e per il modo in cui ha voglia di dirlo.

Per fare un esempio, il Twitter di Robert Scoble, o Om Malik, o Engadget è un canale radio, che trasmette aggiornamenti che riguardano un lavoro di pubblicazione continuato e tematico. Non è certo un canale bidirezionale nelle intenzioni di chi scrive, se non sporadicamente. Anche una radio accetta telefonate, ma non conversa con tutti gli ascoltatori in qualsiasi momento.

Su FriendFeed, invece, si creano spesso aggregati di persone, che si cercano e si aggiornano, facendo spesso riferimento a contesti condivisi, che nascono al di fuori del mezzo di trasmissione, per esempio il lavoro e le occasioni di vedersi dal vivo, come nel caso dei numerosi giornalisti o blogger che si frequentano su FF. Non si può imputare al mezzo di trasmissione il fatto che la comunicazione è criptica e non sempre decodificabile esclusivamente in base al contenuto del messaggio. Si tratta semplicemente del fatto che chi parla vuole parlare così e lo strumento si presta a quel dialogo, perché FF è capace di aggregare e mettere in contesto comunicazioni personali avvenute su canali diversi creando un’immagine complessiva dagli elementi, laddove Twitter si presta alla pubblicazione di one-liner o al dialogo in stile IM. Insomma, si tratta un po’ del tipo di comunicazione che avveniva su IRC.

La comunicazione strutturata, la condivisione di sapere basato su testo avvengono in altre aree, a volte anche sui blog. La discussione che segue in alcuni blog è una specie di forum a tema creato per l’occasione. Forum più persistenti dedicati a un argomento hanno siti dedicati, per esempio alla musica, alla chitarra jazz e hanno preso il posto dei newsgroup non per una ragione di opportunità, ma forse più che altro per la voglia di costruire la propria ruota o la scarsa informazione sul mercato delle ruote. Il pregio dei newsgroup della internet del tempo di NNTP (RFC977 del 1986) era che la discussione era pubblica e permanente e ognuno sceglieva liberamente il programma da usare per partecipare, dato che il succo del tutto era il protocollo.

Non occorre che ripeta ancora una volta che i protocolli sono più aperti, più efficaci e più resistenti delle applicazioni e durano decenni più dei programmi che li hanno realizzati. Per questa considerazione, trovo che l’ambiente più promettente sia FriendFeed, proprio per la capacità di integrare quello che usi piuttosto che proporti di entrare in un recinto chiuso con dentro un bel mondo costruito apposta per te.

Io quindi scommetto sul fatto che su Internet i protocolli hanno sempre seppellito le applicazioni e i sistemi operativi (qualcuno usa ancora software del 1971?) e reputo le applicazioni un fattore del secondo ordine, salvo il fatto che non conviene chiudersi in un recinto. Per non essere chiusi in un recinto occorrono due condizioni: che chi offre un servizio, per esempio Flickr, dia l’impressione di avere ancora i server accesi fra qualche anno, piuttosto che i libri in tribunale, e che ci sia un’interfaccia applicativa (API) aperta per usare il servizio da fuori.

Naturalmente, se questa è un’opinione sulle applicazioni, rimane valido quello che si è detto prima, non si tratta tanto di cosa usare si tratta più che altro di te, di quell’altro, che ti sta a ascoltare e di cosa volete parlare.

Fuori dalla finestra dentro dalla porta

Fuori dalla porta dentro dalla finestra

Fuori dalla porta dentro dalla finestra

Bello, bellissimo il cartello creato dalla Fondazione Daje. Molto simpatico, ma sbagliato. Perché il potere stavolta è occupato dai soliti, ma molto laicamente, senza tirare in ballo i vescovi.

I preti, invece, sono rimasti all’antica, riconoscono le ingiustizie quando le vedono e parlano di diseguaglianze sociali, venendo scambiati per comunisti dai nuovi elettori del blocco dominante.

Io credo che sia un cambiamento sostanziale questo affrancamento del potere da un punto di vista etico sulla realtà.

E stavolta (forse) non è un'idea pellegrina

Fare una riunione del G8 all’Aquila può anche avere senso: si spende così tanto in soldi e capacità organizzativa per organizzare un incontro di quel genere, che ha certamente senso valutare se è opportuno spendere quei soldi e mandare quell’organizzazione dove ce n’è già bisogno.

Certo, è legittimo chiedersi come alloggiare tutte le persone coinvolte in una situazione in cui c’è già una crisi, è legittimo chiedersi se si riuscirà a organizzare la logistica per presidenti, guardie del corpo, staff tecnico, staff organizzativo, giornalisti e altri comunicatori senza turbare la ricostruzione.

Per l’altro verso mettersi volontariamente sotto i riflettori è una scelta interessante, buttare tutta l’attenzione nello stesso posto senza dividersi fra due urgenze è una scelta razionale.

Insomma, stiamo a vedere, ma stavolta non è per principio un’idea pellegrina.