Angeli e matematici

Passo davanti al televisore mentre il programma di Minoli parla del libro di Dan Brown e sento una voce che legge una frase che lamenta il fatto che albe e tramonti si siano ridotti a lunghezze d’onda e che la complessità dell’universo si riduca a un insieme di equazioni.
Com’è ingenuo questo modo di ragionare, solo a chi non ha nessuna comprensione per la matematica e per la fisica può sfuggire il fatto che queste equazioni, se esistono, hanno la stessa meravigliosa ricchezza di sfaccettature di quello che rappresentano.
Eppure questa cosa semplice sfugge a tutti gli uomini di cultura che non hanno comprensione per la scienza: che chi ama la matematica la venera per l’eleganza e la bellezza che proietta sull’universo, un concetto affine, chissà forse isomorfo, allo stupore di chi vede il disegno di Dio nel tessuto delle cose.

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Discussione cercasi. 1: i mezzi

Per uno come me, che si è formato sui canoni della Internet prima del browser, è sempre interessante fare dei confronti fra le forme di comunicazione nelle diverse fasi evolutive.

La internet dei blog ha visto un’esplosione della pubblicazione, ma, stranamente, anche un peggioramento della discussione per lo meno sotto certi punti di vista, vediamo come.

Nel 1985 non c’erano molte scelte e i canali di comunicazione erano sostanzialmente tre: la posta per le comunicazioni da persona a persona, le mailing list per le discussioni da fare in pubblico fra un gruppo ristretto di persone, per esempio i membri di un team di progetto, magari distribuiti geograficamente sulle sponde di due oceani.

L’ultima forma di discussione, la discussione pubblica a tema avveniva sulle Usenet news.

Le news, che adesso sono più note come parte di Google Groups, erano una specie di forum di discussione realizzati riciclando in larga parte il formato dei messaggi di posta e aggiungendo una directory globale di argomenti, mutuata dall’allora nascente domain name system.

I gruppi di discussione avevano nomi come comp.lang.c++, comp.lang.c o alt.guitar.bass. Ogni gruppo di discussione era dedicato a un argomento specifico. Le uscite dal seminato erano poco tollerate.

C’erano almeno tre cose notevoli di quel periodo che francamente mancano adesso.

In primo luogo l’elemento portante della discussione era un formato dati definito in uno standard pubblico, come è oggi HTML. Il trasporto dei messaggi si basava su un protocollo definito in uno standard pubblico. Grazie a NNTP i server che partecipavano alla discussione, sostanzialmente tutti i grandi server aziendali, si collegavano punto a punto e si scambiavano gli elenchi dei messaggi per stabilire cosa copiare da uno all’altro. I documenti presenti a un capo e non all’altro venivano trasmessi in modo da aggiornare lo stato di entrambi i server partecipanti a uno scambio.

Così, di scambio in scambio, con questo meccanismo detto store and forward (conserva e inoltra) i messaggi si propagavano – lentamente – per tutta la rete.

Gli archivi di quei messaggi sono stati conservati e Google possiede sostanzialmente tutto quello di cui si è dibattuto dagli anni ’80 ad ora, quindi quelle discussioni sono state persistenti e sono sopravvissute alla nascita del PC IBM, a MS-DOS, a Windows. Perché l’organizzazione era estesa oltre i computer.

Le news erano più aperte, più persistenti, più organizzate dei forum e dei blog di oggi e la discussione era più organizzata e navigabile.

Oggi le tue parole sono dentro facebook o Friendfeed, o sparse per i vari blog senza garanzie di persistenza nel caso che qualche sito chiuda, di consistenza fra siti diversi, di indicizzabilità e reperibilità. In ultima analisi non sono più le tue parole ma il content offerto da servizi di relazione di massa o dal blog in cui hai iniziato una discussione.

L’unico strumento che cerca di dare una visione unitaria di ciò che viene detto in contesti diversi è Friendfeed, che però viene – purtroppo – utilizzato solo per veloci chat, come IRC. Non è un problema di Friendfeed, che permette anche interventi più lunghi di Twitter, ma un problema di come ci si mette in relazione su Friendfeed.

(segue)

Correlazioni

Il grafico di correlazione fra la frequenza di certe ricerche su Google e un fenomeno sociale, come l’influenza, che si può osservare su google.org, è un esempio folgorante di come si può sfruttare l’enorme mole di dati che raccoglie Google per fini del tutto diversi dalla ricerca sul web.

La correlazione fra le ricerche su Google legate all'influenza e i dati dell'agenzia governativa di controllo e prevenzione delle malattie
La correlazione fra le ricerche su Google legate all'influenza e i dati dell'agenzia governativa di controllo e prevenzione delle malattie

Le interrogazioni che contengono parole chiave legate all’influenza sono legate all’insorgenza di casi di influenza in modo diretto, come è mostrato dall’animazione dei dati. L’analisi di questi dati, è temporalmente avanti di due settimane ai dati clinici del Center for Disease Control and Prevention (CDC), un dato straordinario.

Detto in termini semplici, Google predice l’andamento dell’influenza con due settimane di anticipo rispetto ai dati clinici.

L’animazione sul sito, che vi invito a guardare, è anche un’illustrazione eccellente del concetto di correlazione statistica.

I medici cercano, per esempio, la correlazione fra l’assunzione di un farmaco sperimentale e la guarigione dei pazienti, o fra certe abitudini alimentari e certe malattie. Spesso c’è uno sfasamento temporale fra un fenomeno, come fumare quaranta sigarette al giorno, e un altro fenomeno, come ammalarsi di tumore. In ogni caso si cerca la correlazione.
In marketing si cerca la correlazione fra canali e campagne e risultati economici o di immagine misurabili.

Che ci sia una correlazione fra le interrogazioni a Google e l’influenza è molto interessante: significa anche che si chiede a Google molto prima che al medico e anche prima di un ricovero o una richiesta di terapia, dati che arrivano due settimane più tardi, per l’appunto.

Va anche aggiunto che in pratica è molto difficile trovare a priori ricerche utili per creare indicatori sociali utilizzabili, mentre naturalmente a posteriori si può tracciare il percorso di un’epidemia sul motore di ricerca scegliendo le parole chiave giuste.

Non ho resistito …

Eccolo qua, un veloce tiro con il nuovo giochetto di Paul the wine guy, già noto per un generatore di cartelli dell’Udc che vi invito a provare.

Troppa internet fa diventare ciechi, aveva ragione la mamma
Troppa internet fa diventare ciechi, aveva ragione la mamma

In arrivo, quando il tempo lo consente, un post su Friendfeed per proseguire la serie iniziata con Twitter.

Oracle si compra Sun

Riceviamo da Rui Carmo via Friendfeed la segnalazione: Oracle si compra Sun.

Oracle Corporation (Nasdaq: ORCL) and Sun Microsystems (Nasdaq: JAVA) announced today they have entered into a definitive agreement under which Oracle will acquire Sun common stock for $9.50 per share in cash.

Saranno interessanti le conseguenze soprattutto Java rimane fuori dall’orbita IBM.

Scrivere? Come? Leggere? Dove?

Mentre mi domando qual è il ritorno per le ore dedicate a scrivere post, articoli e a leggere feed Rss, commenti e commenti ai commenti, arriva questo post di Rita Bonucchi, che si piazza esattamente sugli stessi argomenti andando a scavare due link interessanti e da meditare.

Per il momento non ho ancora deciso nulla, salvo staccare Twitter da Facebook, dato che uso i due media in modo così diverso (Twitter in Inglese e Facebook con gli amici).

Sto continuando a ristrutturare friendfeed, che è l’ambiente più promettente, ma è anche capace di portare valanghe di cose non desiderate in casa, più o meno come uno smottamento.

Insomma, non è ora di decisioni, anche se il mio istinto mi dice di scrivere di più e leggere di meno ritornando a Rss come fonte primaria.

Twitter come canale informativo in tempo reale funziona solo con gli americani, gli italiani preferiscono il chit-chat autoreferenziale che rende friendfeed un inferno, con le dovute eccezioni.

Per ora riflettiamo e reimpaginiamo il proxy bar in un formato più malleabile.

Il signor Rossi e Internet

Gianluca Dettori interviene contro la proposta Carlucci sulla libertà di pubblicazione su Internet, una proposta che è stata redatta da Davide Rossi e pubblicata senza nemmeno cambiare il nome dell’autore, come si vede spulciando nelle proprietà del documento in linea sul sito dell’onorevole Carlucci.

Il documento riporta anche nelle proprietà il nome dell’organizzazione e si tratta di Univideo, un’associazione che si occupa di tutelare i diritti degli editori di materiale audiovisivo, un fatto senz’altro interessante.

Va senz’altro letto il post di Dettori sul suo blog sul sole, ma anche la lunga lista di adesioni che rappresentano il meglio dell’innovazione degli ultimi venti anni.

Occorre anche seguire il video con l’intervento in cui si giudica con sufficienza quello che si vuole regolamentare facendo passare il sistema nervoso del pianeta come un parco giochi alla Facebook, che è solo l’aspetto più vistoso che Internet ha preso da quando è aumentata la popolazione.

Si vuole fare passare questo testo come un intervento contro la diffusione in rete di materiale diffamatorio e contro la pedofilia vietando l’anonimato e applicando ai siti web le stesse leggi che si applicano ai giornali, senza sapere che non è necessario, perché nessuno è mai stato anonimo su Internet, se non nella misura in cui non c’è la motivazione per scoprire un’identità, dato che si può tracciare qualunque movimento di byte con l’accuratezza che si desidera.

Ma forse la pedofilia è un finto bersaglio, magari la pirateria audiovisiva è più presente.

Di seguito riporto una parte del secondo commento che ho fatto all’articolo.

L’Italia è un paese in cui la tecnologia annaspa anche per la presenza di una cultura storica che si fa vanto di non conoscere e non capire la scienza, svalutandola per disprezzarla.

Quante volte ho sentito dire “non capisco nulla di matematica” con l’intenzione nascosta di affermare la propria appartenenza a un elite.

Non si può affermare che Internet non ha cambiato il mondo quando ogni passo avanti degli ultimi 30 anni nell’industria dei computer è tracciabile su Internet.

Il codice per risolvere i nomi di dominio (tanto per fare un esempio) è stato creato e messo a disposizione di tutti su usenet più di trenta anni fa, permettendo a tutti di usare indirizzi espressivi come quello di questo blog, invece di numeri come 204.9.177.195 (altri dettagli in questo libro http://bit.ly/ph3yU).

Oggi su Internet si trova il software necessario per la creazione di telefoni, computer, sistemi di navigazione e in diversi ambiti operativi internet è lo strumento di lavoro numero uno, quello che dà le ruote all’immaginazione e l’accesso a tutte le soluzioni e gli strumenti.

Il signor Rossi, come tutti i signori Rossi, usa quasi certamente telefoni cellulari creati in Svezia o Finlandia senza domandarsi come mai non ne trova di creati in Italia, ma sarebbe bene che chi ha a cuore il futuro del paese si domandasse che futuro può avere un’economia che obbliga i giovani ambiziosi a partire o essere degli sconfitti.

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