E stavolta (forse) non è un'idea pellegrina

Fare una riunione del G8 all’Aquila può anche avere senso: si spende così tanto in soldi e capacità organizzativa per organizzare un incontro di quel genere, che ha certamente senso valutare se è opportuno spendere quei soldi e mandare quell’organizzazione dove ce n’è già bisogno.

Certo, è legittimo chiedersi come alloggiare tutte le persone coinvolte in una situazione in cui c’è già una crisi, è legittimo chiedersi se si riuscirà a organizzare la logistica per presidenti, guardie del corpo, staff tecnico, staff organizzativo, giornalisti e altri comunicatori senza turbare la ricostruzione.

Per l’altro verso mettersi volontariamente sotto i riflettori è una scelta interessante, buttare tutta l’attenzione nello stesso posto senza dividersi fra due urgenze è una scelta razionale.

Insomma, stiamo a vedere, ma stavolta non è per principio un’idea pellegrina.

Il tumulto dei chomp

Il governo della cosa pubblica sembra in mano a dilettanti che mettono l’odio verso i loro sterotipi preferiti davanti a qualunque cosa.

Succede così che la Lega fa autogol e propone una legge stupida che vieta di mangiare fuori dai locali pensando di battersi contro il nemico armato di kebab, ma finendo per danneggiare tutte le imprese artigianali, cominciando dalle gelaterie.

Maiorino in coda per il kebab
Maiorino in coda per il kebab

La reazione non si fa attendere; Carlo Monguzzi e Per Francesco Maiorino, Maurizio Baruffi, Pippo Civati, Paolo Danuvola insieme ai blogger meno impegnati nell’autopromozione, si mangiano un kebab sul marciapiedi per protesta, fortunatamente con buona copertura mediatica. Ecco il video del breve discorso di Monguzzi.

Mariorino e Monguzzi davanti al kebab di via Borsieri
Mariorino e Monguzzi davanti al kebab di via Borsieri

Protestare contro un decreto stupido non è stupido, anzi è importante proprio per mostrare la stupidità di chi lo ha preso, magari avvicinandola a quella di chi ha dato il via libera alla caccia selvaggia, o di chi si fa passare il testo di una legge sulla libertà di parola dalle lobby del copyright, oppure di chi smonta lo stato e i servizi sociali pezzo per pezzo.

Dilettanti allo sbaraglio, come chi tagliuzza i bilanci dell’istruzione.

Insomma, se la rivoluzione americana è iniziata col tè, speriamo che il kebab dia la stura alla rinascita civile di questa regione e di questo paese che stanno scontando troppo duramente il sonno dell’impegno sociale.

Luca Sofri davanti al kebab di via Borsieri
Luca Sofri davanti al kebab di via Borsieri

A margine una nota di colore: è bello vedere Monguzzi con il megafono a tracolla perché mi fa sentire come fuori dal Leonardo da Vinci a protestare contro la guerra in Vietnam. Insomma, dai sit-in a un eat-in.

Quanto ai blogger che hanno lanciato la manifestazione, mi pare che ci sia da constatare che la blogosfera come terreno per l’impegno sociale è un terreno scivoloso, su cui si fa poco appiglio.

Per carità, Internet è il ciclostile più grande del mondo, ma la politica reale è meglio farla nei termini classici, naturalmente purché ci sia copertura televisiva.

Non ho resistito …

Eccolo qua, un veloce tiro con il nuovo giochetto di Paul the wine guy, già noto per un generatore di cartelli dell’Udc che vi invito a provare.

Troppa internet fa diventare ciechi, aveva ragione la mamma
Troppa internet fa diventare ciechi, aveva ragione la mamma

In arrivo, quando il tempo lo consente, un post su Friendfeed per proseguire la serie iniziata con Twitter.

Oracle si compra Sun

Riceviamo da Rui Carmo via Friendfeed la segnalazione: Oracle si compra Sun.

Oracle Corporation (Nasdaq: ORCL) and Sun Microsystems (Nasdaq: JAVA) announced today they have entered into a definitive agreement under which Oracle will acquire Sun common stock for $9.50 per share in cash.

Saranno interessanti le conseguenze soprattutto Java rimane fuori dall’orbita IBM.

Scrivere? Come? Leggere? Dove?

Mentre mi domando qual è il ritorno per le ore dedicate a scrivere post, articoli e a leggere feed Rss, commenti e commenti ai commenti, arriva questo post di Rita Bonucchi, che si piazza esattamente sugli stessi argomenti andando a scavare due link interessanti e da meditare.

Per il momento non ho ancora deciso nulla, salvo staccare Twitter da Facebook, dato che uso i due media in modo così diverso (Twitter in Inglese e Facebook con gli amici).

Sto continuando a ristrutturare friendfeed, che è l’ambiente più promettente, ma è anche capace di portare valanghe di cose non desiderate in casa, più o meno come uno smottamento.

Insomma, non è ora di decisioni, anche se il mio istinto mi dice di scrivere di più e leggere di meno ritornando a Rss come fonte primaria.

Twitter come canale informativo in tempo reale funziona solo con gli americani, gli italiani preferiscono il chit-chat autoreferenziale che rende friendfeed un inferno, con le dovute eccezioni.

Per ora riflettiamo e reimpaginiamo il proxy bar in un formato più malleabile.

Vignetta, tremenda vignetta

Una delle vignette di Vauro che hanno sollevato critiche
Una delle vignette di Vauro che hanno sollevato critiche

Niente di meglio di una delle vignette incriminate per commentare questa storia ridicola delle sanzioni a Vauro e Santoro per la trasmissione sul terremoto.

Accade infatti una cosa curiosa e rara, cioè che ci si secca per l’obiettività dell’informazione televisiva, un’araba fenice in questi tempi di propaganda. Eppure la logica vorrebbe che se un conduttore televisivo non riesce a fare giornalismo di qualità siano problemi principalmente suoi e di chi fa il palinsesto, a causa della perdita di fiducia e ascolto a cui andrà incontro.

Invece di dispiacersi per il fatto che la Rai è costretta a tenersi in prima serata un giornalismo sbracato e rissoso, che valorizza più la rissa e l’insulto del lavoro di documentazione dei reporter più attivi sul terreno, sembra che si pretenda che la Rai in quanto Rai debba essere sempre l’oracolo della verità e abbia quindi peccato consentendo a un singolo di travisare “la realtà”.

Che la Rai non sia la bocca della verità è cosa abbastanza nota e, tutto sommato, accettata da tutti, ma non da coloro che pensano che il ruolo della televisione è di fabbricare la realtà che si vuole fingere, qualcosa che forse è familiare a uno dei poli in cui si è divisa la politica odierna, dopo avere perso il terreno dell’ideale e rubato il modello del sorriso cordiale e della simpatia che travolge dalla vendita porta a porta.

Andando a esaminare le battute incriminate, si resta perplessi di fronte al caso che è stato montato.

Noi, invece, ne approfittiamo per chiedere che anche Zelig, Il grande fratello, La fattoria e il TG4 diventino modelli fedeli della realtà del paese, sperando che non lo siano già.

Reblog this post [with Zemanta]

Santo cielo, e col maestro unico che accadrà?

03032009066, originally uploaded by michelecos.

Non uno ma otto cartelli dissuadono gli indisciplinati scooteristi dal bloccare una zona riservata ad altro uso, forse un’uscita di sicurezza o una presa di ventilazione.

Ma chi ha stampato gli otto cartelli e chi li ha comprati non ha notato nulla?

E io che ho notato l’errore passando di fretta con poca illuminazione e chiacchierando di altro, avrò la sindrome del tipografo?

Combinare gli effetti

P1010418, originally uploaded by michelecos.

Non è necessario avere uno studio di registrazione di alto livello per usare gli effetti in parallelo invece che in serie.
In questo caso il compressore Aphex Punch Factory viene usato come splitter per inviare il segnale pulito sul canale 2, attraverso un cavo bilanciato, mentre il segnale compresso viene inviato attraverso l’overdrive sul canale 1.
Il segnale compresso miscelato con il segnale originale è un po’ più rotondo e corposo, ma non suona compresso.
La distorsione dell’overdrive Behringer BOD100, miscelata con parsimonia aggiunge carattere al suono, ma il segnale originale rimane chiaro e dinamico senza diventare piatto.
L’accordatore ha un buffer che comprime un pochino il suono, meglio usarlo su un’uscita separata e tenerlo fuori dal percorso del segnale.

Lawrence Lessig, i media e la democrazia

L’incontro con Lawrence Lessig organizzato dall’attivissima Maria Grazia Mattei di Meet the Media Guru, è stato ricco di spunti e di stimoli, come c’era da aspettarsi da un personaggio del suo calibro.

L’emozione inizia in coda per entrare: arriviamo prestissimo e c’è già gente, nonostante non abbiano ancora finito di preparare la sala. Resistiamo: ci teniamo ad avere uno degli ambiti pass per entrare nella sala interna. Gli altri dovranno accontentarsi di un posto davanti al video in cortile o nel bar della mediateca di Santa Teresa, che fra l’altro è una location molto interessante e ispirante.

Continua a leggere “Lawrence Lessig, i media e la democrazia”

Il signor Rossi e Internet

Gianluca Dettori interviene contro la proposta Carlucci sulla libertà di pubblicazione su Internet, una proposta che è stata redatta da Davide Rossi e pubblicata senza nemmeno cambiare il nome dell’autore, come si vede spulciando nelle proprietà del documento in linea sul sito dell’onorevole Carlucci.

Il documento riporta anche nelle proprietà il nome dell’organizzazione e si tratta di Univideo, un’associazione che si occupa di tutelare i diritti degli editori di materiale audiovisivo, un fatto senz’altro interessante.

Va senz’altro letto il post di Dettori sul suo blog sul sole, ma anche la lunga lista di adesioni che rappresentano il meglio dell’innovazione degli ultimi venti anni.

Occorre anche seguire il video con l’intervento in cui si giudica con sufficienza quello che si vuole regolamentare facendo passare il sistema nervoso del pianeta come un parco giochi alla Facebook, che è solo l’aspetto più vistoso che Internet ha preso da quando è aumentata la popolazione.

Si vuole fare passare questo testo come un intervento contro la diffusione in rete di materiale diffamatorio e contro la pedofilia vietando l’anonimato e applicando ai siti web le stesse leggi che si applicano ai giornali, senza sapere che non è necessario, perché nessuno è mai stato anonimo su Internet, se non nella misura in cui non c’è la motivazione per scoprire un’identità, dato che si può tracciare qualunque movimento di byte con l’accuratezza che si desidera.

Ma forse la pedofilia è un finto bersaglio, magari la pirateria audiovisiva è più presente.

Di seguito riporto una parte del secondo commento che ho fatto all’articolo.

L’Italia è un paese in cui la tecnologia annaspa anche per la presenza di una cultura storica che si fa vanto di non conoscere e non capire la scienza, svalutandola per disprezzarla.

Quante volte ho sentito dire “non capisco nulla di matematica” con l’intenzione nascosta di affermare la propria appartenenza a un elite.

Non si può affermare che Internet non ha cambiato il mondo quando ogni passo avanti degli ultimi 30 anni nell’industria dei computer è tracciabile su Internet.

Il codice per risolvere i nomi di dominio (tanto per fare un esempio) è stato creato e messo a disposizione di tutti su usenet più di trenta anni fa, permettendo a tutti di usare indirizzi espressivi come quello di questo blog, invece di numeri come 204.9.177.195 (altri dettagli in questo libro http://bit.ly/ph3yU).

Oggi su Internet si trova il software necessario per la creazione di telefoni, computer, sistemi di navigazione e in diversi ambiti operativi internet è lo strumento di lavoro numero uno, quello che dà le ruote all’immaginazione e l’accesso a tutte le soluzioni e gli strumenti.

Il signor Rossi, come tutti i signori Rossi, usa quasi certamente telefoni cellulari creati in Svezia o Finlandia senza domandarsi come mai non ne trova di creati in Italia, ma sarebbe bene che chi ha a cuore il futuro del paese si domandasse che futuro può avere un’economia che obbliga i giovani ambiziosi a partire o essere degli sconfitti.

Reblog this post [with Zemanta]