Fuori dalla finestra dentro dalla porta

Fuori dalla porta dentro dalla finestra
Fuori dalla porta dentro dalla finestra

Bello, bellissimo il cartello creato dalla Fondazione Daje. Molto simpatico, ma sbagliato. Perché il potere stavolta è occupato dai soliti, ma molto laicamente, senza tirare in ballo i vescovi.

I preti, invece, sono rimasti all’antica, riconoscono le ingiustizie quando le vedono e parlano di diseguaglianze sociali, venendo scambiati per comunisti dai nuovi elettori del blocco dominante.

Io credo che sia un cambiamento sostanziale questo affrancamento del potere da un punto di vista etico sulla realtà.

Qualche idea gratuita per Nokia

Un telefono in grado di conversare con i servizi più disparati
Un telefono in grado di conversare con i servizi più disparati

Ci sono tante cose che i telefoni di oggi fanno, un sacco di cose sempre più complicate e interessanti. Questa è certamente una bellissima cosa, ma rovinata dal fatto che i produttori di telefoni non hanno il tocco magico di Apple e non riescono, come la casa di Cupertino, a prendere un’idea e portarla fino in fondo, fino al punto in cui una funzione del prodotto è naturale e efficace. Molti telefoni, invece fanno venire la voglia senza essere all’altezza fino in fondo.

Per esempio, l’iPhone ha un display piccolo ma con una risoluzione particolarmente alta, in modo da poter avere un numero di pixel adeguato, perché se il telefono ha un browser non deve essere solo un browser che ti fa venire la voglia. Se il display è piccolo deve essere facile zoomare dove non riesci a leggere bene e tornare indietro, non tutti hanno l’occhio di falco, non tutte le pagine sono leggibili altrettanto bene, la percentuale di presbiti fra gli acquirenti di smartphone è più alta che negli altri segmenti di mercato. Quindi l’iPhone ha fin dall’inizio visualizzazione, interfaccia utente e zoom perfettamente all’altezza del compito e un’interfaccia grafica che è un piacere da usare.

Nokia non ha lo stesso tocco magico, per fare un esempio il mio E71 ha una rubrica in cui ci sono i nomi e gli indirizzi di tutte le persone con cui ho rapporti. Il telefono ha anche un discreto Gps, che può portarmi a un indirizzo. Eppure manca nell’agenda la funzione “portami fino all’indirizzo del contatto che sto guardando”.

Beh, può capitare che ci si dimentichi di una possibilità, che si debba buttare fuori un prodotto in fretta, ma un cliente Apple sa che il suo telefono vedrà più di una release del firmware, perché sicuramente ne uscirà una migliore e chissà che cosa ci sarà dentro. Nokia, invece, non fa release di aggiornamento per i suoi telefoni e molto spesso basa i prodotti software più recenti sulle ultime release di firmware gettando i suoi terminali nell’obsolescenza prematura. Sbagliato perché chi sceglie uno smartphone vuole il meglio, ma lo cambia spesso lo stesso.

Qualche articolo del proxybar è stato scritto sul telefono, con foto scattate col telefono, ma è tutto molto faticoso e quando si arriva a casa non si vede l’ora di trattare testi e immagini con qualche macchina seria.

Condividere foto sul web è uno degli interessi primari di chi compra uno smartphone, eppure Nokia offre due soluzioni, una proprietaria basata esclusivamente su software proprietario e un sito dedicato e una altrettanto proprietaria, ma almeno mainstream, che è l’upload su Flickr, il sito più piacevole da usare per la condivisione di immagini. Strano che manchi un client Ftp e un meccanismo per la pubblicazione di immagini standardizzato. Offrire una soluzione proprietaria e pascolarsi un sito come ovi.com è una buona idea, ma creare uno standard di pubblicazione condiviso è un’idea molto migliore. Io sto sempre con Kathy Sierra: gli utenti vogliono essere in grado di fare cose strabilianti con i tuoi prodotti e li amano in proporzione.

Mi capita spesso di perdere telefonate quando sono in giro, probabilmente una suoneria troppo delicata, l’ultima versione della musichetta Nokia. Però, il telefono contiene un microfono, quindi può sapere quanto è alto il rumore ambientale, potrebbe regolarsi di conseguenza per il livello della suoneria, alzandolo nel traffico e abbassandolo in ufficio. Volendo esagerare, se un dispositivo ha l’accelerometro sa anche se sto camminando, probabilmente col telefono in tasca (suoneria alta) o in mano se è orizzontale (basta la vibrazione). Anche in queste cose Apple e Nintendo hanno aperto la strada, con due prodotti amatissimi dagli utenti (iPhone e Wii) e ora gli accelerometri appaiono ovunque.

La navigazione con i tastini nel browser è un incubo, si potrebbe usare la telecamera interna per seguire i movimenti della mano di chi legge, come fa l’EyeToy della Playstation o la nuova versione del Nintendo DS. Poi, vedere la gente che cammina per strada impegnata in gesti ieratici, come se ipnotizzasse il telefono, sarebbe molto suggestivo. Usare le mani è importate: gli uomini sono fatti per maneggiare le cose e hanno capacità di manipolazione senza pari nel regno animale, questa è la strada da seguire.

Usare il web sarebbe bello, il browser in dotazione è ottimo e nasce dalla stessa base di codice di Safari, ma il display è troppo piccolo e la risoluzione troppo scarsa. Dopo un po’ di tempo passato a guardare il web dal buco della serratura si è tentati di abbandonare. Ci vorrebbe un meccanismo semplice per zoomare dove è necessario e tornare indietro per avere una vista complessiva.

Chi usa uno smartphone ha spesso una cuffia all’orecchio, sia per usare le striminzite capacità del lettore musicale, sia per avere le mani libere o la possibilità di usare il display e scrivere mentre si parla. I telefoni potrebbero sfruttare l’interfaccia vocale per un sacco di cose, dall’annuncio delle mail in arrivo a servizi di prossimità basati sul Blutooth.

E stavolta (forse) non è un'idea pellegrina

Fare una riunione del G8 all’Aquila può anche avere senso: si spende così tanto in soldi e capacità organizzativa per organizzare un incontro di quel genere, che ha certamente senso valutare se è opportuno spendere quei soldi e mandare quell’organizzazione dove ce n’è già bisogno.

Certo, è legittimo chiedersi come alloggiare tutte le persone coinvolte in una situazione in cui c’è già una crisi, è legittimo chiedersi se si riuscirà a organizzare la logistica per presidenti, guardie del corpo, staff tecnico, staff organizzativo, giornalisti e altri comunicatori senza turbare la ricostruzione.

Per l’altro verso mettersi volontariamente sotto i riflettori è una scelta interessante, buttare tutta l’attenzione nello stesso posto senza dividersi fra due urgenze è una scelta razionale.

Insomma, stiamo a vedere, ma stavolta non è per principio un’idea pellegrina.

Il tumulto dei chomp

Il governo della cosa pubblica sembra in mano a dilettanti che mettono l’odio verso i loro sterotipi preferiti davanti a qualunque cosa.

Succede così che la Lega fa autogol e propone una legge stupida che vieta di mangiare fuori dai locali pensando di battersi contro il nemico armato di kebab, ma finendo per danneggiare tutte le imprese artigianali, cominciando dalle gelaterie.

Maiorino in coda per il kebab
Maiorino in coda per il kebab

La reazione non si fa attendere; Carlo Monguzzi e Per Francesco Maiorino, Maurizio Baruffi, Pippo Civati, Paolo Danuvola insieme ai blogger meno impegnati nell’autopromozione, si mangiano un kebab sul marciapiedi per protesta, fortunatamente con buona copertura mediatica. Ecco il video del breve discorso di Monguzzi.

Mariorino e Monguzzi davanti al kebab di via Borsieri
Mariorino e Monguzzi davanti al kebab di via Borsieri

Protestare contro un decreto stupido non è stupido, anzi è importante proprio per mostrare la stupidità di chi lo ha preso, magari avvicinandola a quella di chi ha dato il via libera alla caccia selvaggia, o di chi si fa passare il testo di una legge sulla libertà di parola dalle lobby del copyright, oppure di chi smonta lo stato e i servizi sociali pezzo per pezzo.

Dilettanti allo sbaraglio, come chi tagliuzza i bilanci dell’istruzione.

Insomma, se la rivoluzione americana è iniziata col tè, speriamo che il kebab dia la stura alla rinascita civile di questa regione e di questo paese che stanno scontando troppo duramente il sonno dell’impegno sociale.

Luca Sofri davanti al kebab di via Borsieri
Luca Sofri davanti al kebab di via Borsieri

A margine una nota di colore: è bello vedere Monguzzi con il megafono a tracolla perché mi fa sentire come fuori dal Leonardo da Vinci a protestare contro la guerra in Vietnam. Insomma, dai sit-in a un eat-in.

Quanto ai blogger che hanno lanciato la manifestazione, mi pare che ci sia da constatare che la blogosfera come terreno per l’impegno sociale è un terreno scivoloso, su cui si fa poco appiglio.

Per carità, Internet è il ciclostile più grande del mondo, ma la politica reale è meglio farla nei termini classici, naturalmente purché ci sia copertura televisiva.

Non ho resistito …

Eccolo qua, un veloce tiro con il nuovo giochetto di Paul the wine guy, già noto per un generatore di cartelli dell’Udc che vi invito a provare.

Troppa internet fa diventare ciechi, aveva ragione la mamma
Troppa internet fa diventare ciechi, aveva ragione la mamma

In arrivo, quando il tempo lo consente, un post su Friendfeed per proseguire la serie iniziata con Twitter.

Oracle si compra Sun

Riceviamo da Rui Carmo via Friendfeed la segnalazione: Oracle si compra Sun.

Oracle Corporation (Nasdaq: ORCL) and Sun Microsystems (Nasdaq: JAVA) announced today they have entered into a definitive agreement under which Oracle will acquire Sun common stock for $9.50 per share in cash.

Saranno interessanti le conseguenze soprattutto Java rimane fuori dall’orbita IBM.

Scrivere? Come? Leggere? Dove?

Mentre mi domando qual è il ritorno per le ore dedicate a scrivere post, articoli e a leggere feed Rss, commenti e commenti ai commenti, arriva questo post di Rita Bonucchi, che si piazza esattamente sugli stessi argomenti andando a scavare due link interessanti e da meditare.

Per il momento non ho ancora deciso nulla, salvo staccare Twitter da Facebook, dato che uso i due media in modo così diverso (Twitter in Inglese e Facebook con gli amici).

Sto continuando a ristrutturare friendfeed, che è l’ambiente più promettente, ma è anche capace di portare valanghe di cose non desiderate in casa, più o meno come uno smottamento.

Insomma, non è ora di decisioni, anche se il mio istinto mi dice di scrivere di più e leggere di meno ritornando a Rss come fonte primaria.

Twitter come canale informativo in tempo reale funziona solo con gli americani, gli italiani preferiscono il chit-chat autoreferenziale che rende friendfeed un inferno, con le dovute eccezioni.

Per ora riflettiamo e reimpaginiamo il proxy bar in un formato più malleabile.