Vignetta, tremenda vignetta

Una delle vignette di Vauro che hanno sollevato critiche
Una delle vignette di Vauro che hanno sollevato critiche

Niente di meglio di una delle vignette incriminate per commentare questa storia ridicola delle sanzioni a Vauro e Santoro per la trasmissione sul terremoto.

Accade infatti una cosa curiosa e rara, cioè che ci si secca per l’obiettività dell’informazione televisiva, un’araba fenice in questi tempi di propaganda. Eppure la logica vorrebbe che se un conduttore televisivo non riesce a fare giornalismo di qualità siano problemi principalmente suoi e di chi fa il palinsesto, a causa della perdita di fiducia e ascolto a cui andrà incontro.

Invece di dispiacersi per il fatto che la Rai è costretta a tenersi in prima serata un giornalismo sbracato e rissoso, che valorizza più la rissa e l’insulto del lavoro di documentazione dei reporter più attivi sul terreno, sembra che si pretenda che la Rai in quanto Rai debba essere sempre l’oracolo della verità e abbia quindi peccato consentendo a un singolo di travisare “la realtà”.

Che la Rai non sia la bocca della verità è cosa abbastanza nota e, tutto sommato, accettata da tutti, ma non da coloro che pensano che il ruolo della televisione è di fabbricare la realtà che si vuole fingere, qualcosa che forse è familiare a uno dei poli in cui si è divisa la politica odierna, dopo avere perso il terreno dell’ideale e rubato il modello del sorriso cordiale e della simpatia che travolge dalla vendita porta a porta.

Andando a esaminare le battute incriminate, si resta perplessi di fronte al caso che è stato montato.

Noi, invece, ne approfittiamo per chiedere che anche Zelig, Il grande fratello, La fattoria e il TG4 diventino modelli fedeli della realtà del paese, sperando che non lo siano già.

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Santo cielo, e col maestro unico che accadrà?

03032009066, originally uploaded by michelecos.

Non uno ma otto cartelli dissuadono gli indisciplinati scooteristi dal bloccare una zona riservata ad altro uso, forse un’uscita di sicurezza o una presa di ventilazione.

Ma chi ha stampato gli otto cartelli e chi li ha comprati non ha notato nulla?

E io che ho notato l’errore passando di fretta con poca illuminazione e chiacchierando di altro, avrò la sindrome del tipografo?

Combinare gli effetti

P1010418, originally uploaded by michelecos.

Non è necessario avere uno studio di registrazione di alto livello per usare gli effetti in parallelo invece che in serie.
In questo caso il compressore Aphex Punch Factory viene usato come splitter per inviare il segnale pulito sul canale 2, attraverso un cavo bilanciato, mentre il segnale compresso viene inviato attraverso l’overdrive sul canale 1.
Il segnale compresso miscelato con il segnale originale è un po’ più rotondo e corposo, ma non suona compresso.
La distorsione dell’overdrive Behringer BOD100, miscelata con parsimonia aggiunge carattere al suono, ma il segnale originale rimane chiaro e dinamico senza diventare piatto.
L’accordatore ha un buffer che comprime un pochino il suono, meglio usarlo su un’uscita separata e tenerlo fuori dal percorso del segnale.

Lawrence Lessig, i media e la democrazia

L’incontro con Lawrence Lessig organizzato dall’attivissima Maria Grazia Mattei di Meet the Media Guru, è stato ricco di spunti e di stimoli, come c’era da aspettarsi da un personaggio del suo calibro.

L’emozione inizia in coda per entrare: arriviamo prestissimo e c’è già gente, nonostante non abbiano ancora finito di preparare la sala. Resistiamo: ci teniamo ad avere uno degli ambiti pass per entrare nella sala interna. Gli altri dovranno accontentarsi di un posto davanti al video in cortile o nel bar della mediateca di Santa Teresa, che fra l’altro è una location molto interessante e ispirante.

Continua a leggere “Lawrence Lessig, i media e la democrazia”

Il signor Rossi e Internet

Gianluca Dettori interviene contro la proposta Carlucci sulla libertà di pubblicazione su Internet, una proposta che è stata redatta da Davide Rossi e pubblicata senza nemmeno cambiare il nome dell’autore, come si vede spulciando nelle proprietà del documento in linea sul sito dell’onorevole Carlucci.

Il documento riporta anche nelle proprietà il nome dell’organizzazione e si tratta di Univideo, un’associazione che si occupa di tutelare i diritti degli editori di materiale audiovisivo, un fatto senz’altro interessante.

Va senz’altro letto il post di Dettori sul suo blog sul sole, ma anche la lunga lista di adesioni che rappresentano il meglio dell’innovazione degli ultimi venti anni.

Occorre anche seguire il video con l’intervento in cui si giudica con sufficienza quello che si vuole regolamentare facendo passare il sistema nervoso del pianeta come un parco giochi alla Facebook, che è solo l’aspetto più vistoso che Internet ha preso da quando è aumentata la popolazione.

Si vuole fare passare questo testo come un intervento contro la diffusione in rete di materiale diffamatorio e contro la pedofilia vietando l’anonimato e applicando ai siti web le stesse leggi che si applicano ai giornali, senza sapere che non è necessario, perché nessuno è mai stato anonimo su Internet, se non nella misura in cui non c’è la motivazione per scoprire un’identità, dato che si può tracciare qualunque movimento di byte con l’accuratezza che si desidera.

Ma forse la pedofilia è un finto bersaglio, magari la pirateria audiovisiva è più presente.

Di seguito riporto una parte del secondo commento che ho fatto all’articolo.

L’Italia è un paese in cui la tecnologia annaspa anche per la presenza di una cultura storica che si fa vanto di non conoscere e non capire la scienza, svalutandola per disprezzarla.

Quante volte ho sentito dire “non capisco nulla di matematica” con l’intenzione nascosta di affermare la propria appartenenza a un elite.

Non si può affermare che Internet non ha cambiato il mondo quando ogni passo avanti degli ultimi 30 anni nell’industria dei computer è tracciabile su Internet.

Il codice per risolvere i nomi di dominio (tanto per fare un esempio) è stato creato e messo a disposizione di tutti su usenet più di trenta anni fa, permettendo a tutti di usare indirizzi espressivi come quello di questo blog, invece di numeri come 204.9.177.195 (altri dettagli in questo libro http://bit.ly/ph3yU).

Oggi su Internet si trova il software necessario per la creazione di telefoni, computer, sistemi di navigazione e in diversi ambiti operativi internet è lo strumento di lavoro numero uno, quello che dà le ruote all’immaginazione e l’accesso a tutte le soluzioni e gli strumenti.

Il signor Rossi, come tutti i signori Rossi, usa quasi certamente telefoni cellulari creati in Svezia o Finlandia senza domandarsi come mai non ne trova di creati in Italia, ma sarebbe bene che chi ha a cuore il futuro del paese si domandasse che futuro può avere un’economia che obbliga i giovani ambiziosi a partire o essere degli sconfitti.

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Scuole dell'infanzia a Milano

Questa è la lettera che abbiamo spedito all’assessore Mariolina Moioli e in copia al sindaco Moratti riguardo le scuole dell’infanzia e il piano di riorganizzazione degli orari che il comune ha intrapreso.

“Buongiorno. Sono il padre di tre bambini di dieci, otto e cinque anni e ho avuto modo di sperimentare le scuole dell’infanzia nel corso degli ultimi otto anni.

Vi scrivo per esprimere la mia soddisfazione per il buon funzionamento delle scuole dell’infanzia, in particolare quella di cui abbiamo esperienza diretta.

La cura e l’attenzione per i bambini, l’impegno e la capacità degli educatori, la qualità dei metodi impiegati e i risultati didattici sono sempre stati motivo di soddisfazione per noi.

Per queste ragioni voglio esprimere la mia preoccupazione per i cambiamenti di orario e di organizzazione che si stanno profilando, dato che pare evidente che l’intento non sia quello di migliorare la didattica o il servizio offerto, quanto piuttosto di ridurre i costi, come del resto accadrà anche nella scuola elementare a partire dal prossimo anno.

Direi che tutti i genitori con cui ho scambiato opinioni si augurano soprattutto che la scuola rimanga al livello di servizio in cui è.

Non ci è piaciuto in questo contesto il posticipo della riapertura di settembre,  annunciato con un Sms, che ha comunque prodotto una perturbazione nei piani di rientro dalle vacanze e nella ripresa del lavoro che non è stata apprezzata da nessuno.

Allo stesso modo non è stata gradita la decisione di tenere aperte le scuole il primo giorno di neve. Non tutte le strade erano state ripulite convenientemente, non tutte le insegnanti sono arrivate in tempo, non tutte le aule alla riapertura erano agibili perché la chiusura e il freddo hanno causato qualche problema al riscaldamento.

Noi siamo andati a riprendere i nostri figli un’ora dopo averli faticosamente portati a scuola, perdendo tempo e mandando allo sbaraglio i bambini inutilmente.

Insomma, in tutti questi casi i problemi che abbiamo avuto dalla scuola elementare e dalla scuola dell’infanzia non erano inerenti alla struttura, ma sono stati causati dalla gestione della struttura, in particolare dalla volontà di imporre decisioni e direzioni che non sono per il bene comune e non sono quello che i genitori si augurano per i loro figli.

Come famiglia ci auguriamo che l’amministrazione abbia più a cuore il mantenimento del buon funzionamento delle strutture che l’esigenza di incidere sull’organizzazione e riformare o razionalizzare parametri che non sono di diretto interesse per le famiglie.

Naturalmente, se ci sono problemi economici, è scontato che l’amministrazione se ne debba occupare proponendo soluzioni e coinvolgendo i soggetti in ogni caso coinvolti loro malgrado nella riorganizzazione. I genitori in fin dei conti fanno già la loro parte tassandosi per le dotazioni di base, come la carta igienica, raccogliendo fondi per i giocattoli e contribuendo in tanti altri modi al buon andamento della cosa pubblica. Nel caso di strutture dedicate ai bambini l’interesse comune è forse più naturalmente che in altri casi in linea con l’interesse personale.

In ultimo voglio aggiungere che queste sono naturalmente le mie opinioni di utente con una lunga esperienza del servizio, ma sono anche largamente condivise da tutti i genitori con cui ho parlato.”

OK sei primo su Google, e allora?

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Image by fogl83 via Flickr

Arrivare per primi su Google viene preso per un dovere morale da certi amministratori di siti. Certamente questi signori quando si mettono una cosa in testa ci riescono, ma è veramente un bene?

Proviamo a esaminare i risultati dell’interrogazione nella figura.

La stringa cercata è abbastanza chiara e dovrebbe essere molto autoesplicativa: “symbian s60 twitter”. Stiamo cercando un client Twitter per un telefono con la versione professionale del sistema operativo Symbian, un Nokia di fascia alta.

Il riassunto del risultato principale riporta: “twitter Symbian OS software and freeware for series 60, UIQ, s60, Nokia, SonyEricsson phones.Applications for Symbian OS s60, s80, UIQ, N-series handhelds …”

Risultati della ricerca
Risultati della ricerca

Una lunga serie di keyword, fatte per piacere allo spider, che in verità risuonano come quei finti risultati costruiti dai bot che cercano di attirare gli incauti sulla rete Gnutella.

Per me è l’equivalente di urlare vieni, vieni, clicca qui, abbiamo un sacco di prodotti senza che mi sia data un’indicazione di cosa posso trovare, a parte “tutto il meglio per i telefoni symbian”, come nelle pubblicità dei supermercati.

Ce n’è abbastanza per saltare il link, prima di perdersi un un sito caotico, che probabilmente finge di avere una risposta.

Il secondo risultato recita: “19 Oct 2007  A mobile twitter client for symbian S60 3 devices – see also http://www.das- zentralorgan.de/twibble/. vote: love it (7 votes) | leave it (4 …”.

Abbiamo una data di aggiornamento e una spiegazione chiara di cosa potrei trovare aprendo il link. Sembra certo che la pagina parli proprio di un client twitter per S60 e mi aspetto di trovare un collegament per il download, anche perché, in effetti, conosco mosh, il sito di Nokia.

La lezione che potremmo trarne è questa: non parlare come un commesso dei cartoni e non cercare di vendermi l’impossibile, ma dimmi onestamente quello che hai da offrire, tanto lo troverò comunque, magari dopo un bounce di tre secondi sul tuo sito.

Dopo avere letto, pensato e scritto, ci siamo tolti il gusto di andare a seguire i link. Immediatamente sotto il banner e le sue vuote promesse ci sono due client per Twitter sul primo sito. I client sono spiegati sinteticamente e ci sono le schermate che aiutano a farsi un’idea.

Il risultato sul secondo sito, mosh, è la pagina di un client per Twitter, realizzato in Java. Usando la ricerca di mosh si scopre una dozzina di risultati potenziali, che però non escono nella risposta di Google.

Forse qui abbiamo ancora un altro problema.

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