OK sei primo su Google, e allora?

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Image by fogl83 via Flickr

Arrivare per primi su Google viene preso per un dovere morale da certi amministratori di siti. Certamente questi signori quando si mettono una cosa in testa ci riescono, ma è veramente un bene?

Proviamo a esaminare i risultati dell’interrogazione nella figura.

La stringa cercata è abbastanza chiara e dovrebbe essere molto autoesplicativa: “symbian s60 twitter”. Stiamo cercando un client Twitter per un telefono con la versione professionale del sistema operativo Symbian, un Nokia di fascia alta.

Il riassunto del risultato principale riporta: “twitter Symbian OS software and freeware for series 60, UIQ, s60, Nokia, SonyEricsson phones.Applications for Symbian OS s60, s80, UIQ, N-series handhelds …”

Risultati della ricerca
Risultati della ricerca

Una lunga serie di keyword, fatte per piacere allo spider, che in verità risuonano come quei finti risultati costruiti dai bot che cercano di attirare gli incauti sulla rete Gnutella.

Per me è l’equivalente di urlare vieni, vieni, clicca qui, abbiamo un sacco di prodotti senza che mi sia data un’indicazione di cosa posso trovare, a parte “tutto il meglio per i telefoni symbian”, come nelle pubblicità dei supermercati.

Ce n’è abbastanza per saltare il link, prima di perdersi un un sito caotico, che probabilmente finge di avere una risposta.

Il secondo risultato recita: “19 Oct 2007  A mobile twitter client for symbian S60 3 devices – see also http://www.das- zentralorgan.de/twibble/. vote: love it (7 votes) | leave it (4 …”.

Abbiamo una data di aggiornamento e una spiegazione chiara di cosa potrei trovare aprendo il link. Sembra certo che la pagina parli proprio di un client twitter per S60 e mi aspetto di trovare un collegament per il download, anche perché, in effetti, conosco mosh, il sito di Nokia.

La lezione che potremmo trarne è questa: non parlare come un commesso dei cartoni e non cercare di vendermi l’impossibile, ma dimmi onestamente quello che hai da offrire, tanto lo troverò comunque, magari dopo un bounce di tre secondi sul tuo sito.

Dopo avere letto, pensato e scritto, ci siamo tolti il gusto di andare a seguire i link. Immediatamente sotto il banner e le sue vuote promesse ci sono due client per Twitter sul primo sito. I client sono spiegati sinteticamente e ci sono le schermate che aiutano a farsi un’idea.

Il risultato sul secondo sito, mosh, è la pagina di un client per Twitter, realizzato in Java. Usando la ricerca di mosh si scopre una dozzina di risultati potenziali, che però non escono nella risposta di Google.

Forse qui abbiamo ancora un altro problema.

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Comunicazione

Ok,sei un esperto di comunicazione, un qualche esperto in promozione e fai campagna.
Agli amici racconti che fai marketing virale perché mandi le email? Può darsi.Una newsletter troppo visuale
O forse stai facendo quello che ti ha ordinato di fare l’MBA di turno inviando la newsletter agli abbonati, cioè a quelli che incautamente o per volontà hanno lasciato l’indirizzo di email da qualche altra parte nel sito aziendale, probabilmente in un altro contesto.
Chi ha deciso il contenuto della newsletter? Qualche esperto di comunicazione probabilmente.
L’immagine è stata creata da qualche fotografo, ritagliata da qualche grafico, impaginata con qualcosa con scritto sopra Adobe.
Vista, piaciuta, spedita a tutti.
Eppure molti client di posta non caricano le immagini, quindi quello che vedo nella mia mailbox GMail è abbastanza desolante: una scrittina con il messaggio, cioè l’offerta di ascoltare un album su MySpace, contornata dal vuoto cosmico.

Su Yahoo (è vero anche l’altro indirizzo è nelle grinfie di MySpace) la situazione è ancora peggiore.
L’interfaccia di Yahoo! Mail è più barocca e si mangia tutto il post lasciando il contenuto fuori dalla porta.La stessa newsletter aperta in Yahoo! Mail
non si può obiettare che l’immagine sia indispensabile per la comunicazione, visto che quello che deve comunicare la signorina Allen è da sentire, non da vedere.
A meno che la Allen non sia una tale spettacolosa creatura da essere di quel genere che vende i dischi per la copertina. Per ora non è dato di sapere, bisogna prima ascoltare.
Per aggiungere l’insulto all’ingiuria, l’unica porzione visibile del messaggio in Yahoo! Mail è l’invito a cliccare lì se non leggo la newsletter correttamente.
Ma se non leggo la newsletter correttamente è solo colpa di chi l’ha spedita, non di me che la sto leggendo con tutta la buona volontà non avendola cancellata già nella lista.

Insomma, se hai poco da dire, un messaggio come “hey, sono qui, ascoltami” non c’è niente di male a dire poco in poco spazio senza gonfarsi come la rana della favola.

Infine, ecco la signorina Allen, che fa un pop che non lascia segni.

 

Lilly Allen su MySpace
Lily Allen su MySpace

 

 

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Google Chrome supporterà le estensioni

Google Chrome
Image via Wikipedia

Chrome, il browser creato da Google supporterà le estensioni verso primavera. Il sito di sviluppo di Google (dev.chromium.org) contiene un documento che illustra il meccanismo per creare le estensioni.

Sicuramente, la disponibilità di estensioni interessanti renderà ancora più popolare il browser di Google.
È anche interessante notare che WebKit, il motore di rendering alla base del browser Safari di Apple, è sempre più popolare. WebKit è stato adottato da Adobe per il rendering di Air, dato che il browser è multipiattaforma. Nokia ha usato WebKit per il browser dei suoi telefoni e Google lo ha adottato per Chrome.

Sommando tutto, dovremmo avere numeri importanti.

WebKit
Image via Wikipedia

Nel frattempo, comunque vale la pena di tenere gli occhi addosso a Chrome e pensare a qualche widget simpatico, per esempio un client Twitter agile ma adatto per seguire le conversazioni.

Di passaggio ricordiamo anche che Nokia Widgets, un progetto sempre basato su Webkit offre opportunità interessanti agli sviluppatori che vogliano farsi conoscere con un’interfaccia dedicata per qualche servizio popolare.

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Arriva il Google Phone, ma è un androide

Arriva il telefono di Google, ma contrariamente alle attese non si tratta di hardware, bensì di una piattaforma software, chiamata Android. In altre parole, Android è il software che un produttore di telefoni può usare per dare anima al metallo.
Google ha pubblicato un SDK che sto provando su MacOS e è disponibile anche su Windows e Linux.
Il Gphone non è un telefono

Lo SDK comprende le librerie software e l’emulatore necessario per provare le applicazioni dentro un telefono anche se virtuale. Le applicazioni di base sono comprese nell’emulatore, che quindi è interessante anche per chi non vuole creare applicazioni perché permette di farsi un’idea del telefono in anticipo.
Curiosando, troviamo un browser e un client per i servizi di cartografia di Google (Google Maps).
L’ambiente software si basa sul sistema operativo Linux in una versione ridotta adatta per la memoria a disposizione in un telefono. L’ambiente applicativo, invece, si fonda su Java.

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Google si fa sentire con gli sviluppatori

Google ha organizzato una conferenza per sviluppatori a Milano. L’evento si è svolto, in una cornice particolarmente chic e modernista, un splendido hotel in via Tortona, che sta diventando la capitale del design milanese.Oltre a essere notevole per il miglor catering mai visto a un incontro con gli sviluppatori, l’evento è stato importante per la presenza di diversi ricercatori americani, visivamente qualificati come engineer dal camice bianco con la scritta “mi sento fortunato”. Un’affermazione che gli sviluppatori di software gestionale sicuramente condividono.Al di là delle battute è da sottolineare il fatto che anche Google comincia a corteggiare gli sviluppatori e a pubblicizzare la sua piattaforma. Google, infatti, è ormai una piattaforma applicativa, con un mix interessante di servizi, da un sito dedicato all’hosting di applicazioni open source a dati importanti come la cartografia mondiale a disposizione degli sviluppatori gratuitamente.Mettere i dati a disposizione di tutti è uno dei punti cardine della strategia di Google, gli altri, secondo Giorgia Longoni, sono l’accessibiltà alle informazioni dovnque ci si trovi, la disponibilità online o offline e la possibilità di creare e condividere il contenuto per tutti.L’ultimo punto ha brillanti applicazioni sulle mappe di Google, come questa mappa e sicuramente dovrebbe invitare gli sviluppatori a creare soluzioni nuove.