Cosa viene dopo Ajax?

Se lo chiede anche Dare Obasanjo, soprattutto perché quello che arriverà dopo Ajax è sicuramente benvenuto.

Sviluppare un’applicazione Ajax, infatti, è un incubo.

In primo luogo occorre mischiare standard come Html e Css che sono standard solo nella testa di quelli che li scrivono.

Le mailing list dedicate al disegno Web sono piene di richieste curiose, tipo “come faccio a mettere questo a sinistra e quello a destra?”. Non sono le domande di neofiti che non sanno come scrivere una tabella: sono le domande di professionisti che hanno rinunciato alle tabelle.

I signori del W3C, che sono convinti di avere la proprietà del Web, quelli che hanno dichiarato morto Html nel 1999 per intenderci, sono riusciti a fare dimenticare a tutti che creare pagine Web è un compito banale, anche perché i browser accettano qualsiasi schifezza nel markup uscendo vittoriosi dalle cose peggiori.

Adesso però occorre validare le pagine anche per legge per l’ottimo motivo che si vuole rendere accessibile il contenuto su Internet a tutti, anche ai disabili. In fondo – si dice – progettando le pagine con la stretta aderenza agli standard si ha anche il vantaggio di avere pagine di migliore qualità.

Però poi lungo la strada si scopre che occorrono trucchi e trucchetti a non finire per riuscire a avere una presentazione accettabile in Firefox, Internet Explorer (il 6 e il 7) e magari anche Safari.

Alla fine, poi, si scopre che è quasi impossibile creare l’applicazione dinamicamente Web 2.0 e Ajax che ha chiesto il cliente o che fa la concorrenza, che vince la gara. 

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