Ritagliare una registrazione dal vivo

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Quando si suona in un gruppo è molto utile riascoltare le prove per comprendere gli errori, capire cosa funziona e cosa no e discutere modifiche agli arrangiamenti.

Non tutti i musicisti sono grandi esperti di computer e molti sopravalutano la difficoltà di fare un buon lavoro di editing sulla registrazione, in realtà, come vedremo in questo articolo possiamo fare un ottimo lavoro facilmente e senza comprare software a pagamento.

Il software

Il programma di cui abbiamo bisogno per operare si chiama Audacity,è un’applicazione a sorgente apertom quindi la possiamo scaricare gratuitamente dal sito di sviluppo ospitato su SourceForge.

L’installazione del programma è lineare come qualsiasi installazione contemporanea.

La registrazione annotata con etichette che delimitano le sezioni
La registrazione annotata con etichette che delimitano le sezioni

Per questioni di copyright Audacity non integra un codificatore Mp3, conviene quindi scaricare il codificatore open source Lame, seguendo le istruzioni fornite nella documentazione di Audacity.

Anche Lame è ospitato su SourceForge. Lame comprime l’audio con un algoritmo che è brevettato (la compressione Mp3), quindi sulla pagina di sviluppo troviamo solo i sorgenti del programma. Per trovare l’eseguibile per Windows o il Mac conviene seguier uno dei link proposti dal sito, per esempio questo, scegliendo il primo collegamento che punta a un archivio che contiene la libreria dinamica di compressione e un eseguibile da riga di comando che può essere usato da chi ne è capace.

L’archivio va scompattato in una posizione qualsiasi del disco, Audacity ci chiederà dove si trova la libreria lame_enc.dll quando sarà il momento.

Segmentare la registrazione

Supponiamo di avere lasciato il registratore aperto per tutta la serata durante le prove in sala, magari usando uno dei registratori digitali di cui parlo in questo articolo, come l’ottimo Zoom H2. Dal computer o dal registratore digitale potremo scaricare un enorme file wav con un’ora o più di registrazione. Questo file lo vorremo segmentare tagliando tutte le pause e i silenzi e separando le canzoni una dall’altra.

Per fare questo dovremo aggiungere una traccia speciale alla traccia audio già aperta con Audacity, una traccia per le etichette (label track). La figura seguente mostra come aggiungere questa traccia alla registrazione.

Aggiungere una traccia etichette a una registrazione
Aggiungere una traccia etichette a una registrazione

La label track permette di dare un nome alle sezioni selezionate col mouse nella traccia audio. Le selezioni si possono modificare agendo sui pallini che ne delimitano gli estremi, quindi si possono selezionare le tracce in modo grossolano con uno zoom molto indietro, quindi si possono regolare i punti di inizio e di fine delle selezioni guardando la forma d’onda più da vicino.

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Yamaha BBT500H, una testata che non fa male

Ho comprato una BBT-500H da Lucky Music a Milano per 608 euro con una cassa 2×10 BBT-210.

Per il momento posso dire che in sala prove ha fatto faville .Ho staccato la testata Mark Bass S450 della sala prove e ho attaccato il BBT500 alla 4×10 Mark Bass.

Il volume è quasi uguale e, comunque, reggo bene la sfida contro due chitarristi armati di Marshall JCM900 con 4×12 e un combo Behringer con 2×12.

La potenza è strana: i watt sono di meno, ma il pavimento vibra più che con l’altro ampli. I medio bassi sono meno gonfi (molto meno boom boom), ma i medio alti escono di più.

bbt-500h-sm

Fra questo e il compressore incorporato, sono presente e spingo di più il gruppo.

Non so fare un raffronto più preciso, ma cambiando testata a metà canzone per vedere l’effetto che fa, l’una o l’altra spingono quanto serve.

Non mi aspettavo così tanta potenza: dal vivo i miei amici hanno combo Fender e Yamaha ben più piccoli e quello era il mio obiettivo. I suoni sono usabili e godibili. Ho usato RnB? (tondo tondo) sui Blues Brothers, Classic e Overdrive (crunch) sui Cream, Modern (scooped) per il funkeggiamento sui Doobie Brothers.

Il pannello posteriore è ricco di connessioni. L'elettronica che lo serve è su una piastra separata.
Il pannello posteriore è ricco di connessioni. L'elettronica che lo serve è su una piastra separata.

I cinque preset sono buoni ed è facile sperimentare,memorizzare e eventualmente resettare l’amplificatore tenendo schiacciato il tasto memory e il tasto 5 mentre si accende l’amplificatore, per un reset delle impostazioni di fabbrica o ad amplificatore acceso per un reset soffice.

Io ho trovato molto comoda l’impostazione manuale, ma prima o poi avrò dei preset. Una pedaliera midi permetterebbe di richiamare i cinque suoni in modo più diretto.

Togliendo il coperchio troviamo una costruzione particolarmente "piena" e i segni del controllo qualità
Togliendo il coperchio troviamo una costruzione particolarmente "piena" e i segni del controllo qualità

Mi è piaciuto soprattutto l’overdrive del suono classic, che appare solo se il gain è alto e spingi a fondo. Per Jack Bruce è quello che ci vuole.

I suoni distorti arrivano fino al metal spinto,ma io non bazzico da quelle parti.

I suoni puliti restano puliti anche col volume verso ore tre. In casa il volume è facile da contenere. A un dato punto non mi sono accorto che stavo pilotando la cassa con l’uscita della cuffia, perché il volume era lo stesso che ho a ore 9.

L’uscita cuffia ha un volume separato e un simulatore di altoparlante, quindi mi diverto anche alla sera.

La cassa 4x10 che yamaha ha progettato per il suo amplificatore
La cassa 4x10 che yamaha ha progettato per il suo amplificatore

Che dire, adesso posso vendere l’Aphex Punch Factory e l’EBS Multidrive (ben 260 euro fra tutti e due) compressore e overdrive dello Yamaha mi vanno più che bene.

Se ci metto sopra anche il Pandora, preso per suonare in cuffia, avrei speso meno a comprare questa testata fin dall’inizio. Però il Pandora è ideale per studiare e me lo porto in vacanza :-).

Aphex 1404: la fabbrica della "botta"

Perché avere un compressore? Perché tutti dicono di usarlo, gli amici con uno studio dicono che è indispensabile, gira e rigira salta fuori sempre guardando la catena di effetti dei bassisti.

La mia motivazione era cercare di barcamenarmi fra tre esigenze diverse. Il mio chitarrista dice sempre che il mio volume è troppo alto (ma il suo Marshall non ha il volume a tre). L’amplificatore, che c’è in sala prove (un Peavey con cono da 15”) satura quando scendo sotto il la sulla quarta corda. Io non sento quello che suono, stretto come sono fra due chitarristi e un batterista tutti col volume a 11.

Con i compressori, però non ho buon feeling. Anni fa avevo comprato un Aria. Aveva tanti controlli, attack, release e non mi piaceva su quasi nessun settaggio. Meno che mai con il rilascio lungo o l’attacco corto. Quando si è trattato di rosicchiare qualche euro per un effetto nuovo è stato il primo ad andare.

Girando per il Web mi rendo conto che i Behringer costano quasi come effetti a pedale e mi viene voglia di tentare. Anche gli italiani Etek si trovano a buon prezzo e sono compressori a due bande.

Il pannello dell'Aphex 1404

Io, però, nonostante abbia preso trenta in elettronica e viva di computer dalla mattina alla sera sono un chitarrista a bassissima tecnologia: troppe manopole mi danno fastidio. Ci sono quelli che hanno la professionalità di girare le manopole e fare splendidi settaggi e quelli che preferiscono pensare a quello che suonano.

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Rudy Rotta – Winds of Louisiana

Un bel disco, una bella band, ottimo blues e per di più sono tutti italiani. Stiamo parlando di Rudy Rotta, uno dei chitarristi più freschi e musicali che abbia ascoltato di recente.
L’ho sentito il primo maggio durante la registrazione di uno speciale di Lifegate dedicato al suo nuovo disco, Winds of Lousiana .
Ecco i dettagli.