Il tumulto dei chomp

Il governo della cosa pubblica sembra in mano a dilettanti che mettono l’odio verso i loro sterotipi preferiti davanti a qualunque cosa.

Succede così che la Lega fa autogol e propone una legge stupida che vieta di mangiare fuori dai locali pensando di battersi contro il nemico armato di kebab, ma finendo per danneggiare tutte le imprese artigianali, cominciando dalle gelaterie.

Maiorino in coda per il kebab
Maiorino in coda per il kebab

La reazione non si fa attendere; Carlo Monguzzi e Per Francesco Maiorino, Maurizio Baruffi, Pippo Civati, Paolo Danuvola insieme ai blogger meno impegnati nell’autopromozione, si mangiano un kebab sul marciapiedi per protesta, fortunatamente con buona copertura mediatica. Ecco il video del breve discorso di Monguzzi.

Mariorino e Monguzzi davanti al kebab di via Borsieri
Mariorino e Monguzzi davanti al kebab di via Borsieri

Protestare contro un decreto stupido non è stupido, anzi è importante proprio per mostrare la stupidità di chi lo ha preso, magari avvicinandola a quella di chi ha dato il via libera alla caccia selvaggia, o di chi si fa passare il testo di una legge sulla libertà di parola dalle lobby del copyright, oppure di chi smonta lo stato e i servizi sociali pezzo per pezzo.

Dilettanti allo sbaraglio, come chi tagliuzza i bilanci dell’istruzione.

Insomma, se la rivoluzione americana è iniziata col tè, speriamo che il kebab dia la stura alla rinascita civile di questa regione e di questo paese che stanno scontando troppo duramente il sonno dell’impegno sociale.

Luca Sofri davanti al kebab di via Borsieri
Luca Sofri davanti al kebab di via Borsieri

A margine una nota di colore: è bello vedere Monguzzi con il megafono a tracolla perché mi fa sentire come fuori dal Leonardo da Vinci a protestare contro la guerra in Vietnam. Insomma, dai sit-in a un eat-in.

Quanto ai blogger che hanno lanciato la manifestazione, mi pare che ci sia da constatare che la blogosfera come terreno per l’impegno sociale è un terreno scivoloso, su cui si fa poco appiglio.

Per carità, Internet è il ciclostile più grande del mondo, ma la politica reale è meglio farla nei termini classici, naturalmente purché ci sia copertura televisiva.

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Vignetta, tremenda vignetta

Una delle vignette di Vauro che hanno sollevato critiche
Una delle vignette di Vauro che hanno sollevato critiche

Niente di meglio di una delle vignette incriminate per commentare questa storia ridicola delle sanzioni a Vauro e Santoro per la trasmissione sul terremoto.

Accade infatti una cosa curiosa e rara, cioè che ci si secca per l’obiettività dell’informazione televisiva, un’araba fenice in questi tempi di propaganda. Eppure la logica vorrebbe che se un conduttore televisivo non riesce a fare giornalismo di qualità siano problemi principalmente suoi e di chi fa il palinsesto, a causa della perdita di fiducia e ascolto a cui andrà incontro.

Invece di dispiacersi per il fatto che la Rai è costretta a tenersi in prima serata un giornalismo sbracato e rissoso, che valorizza più la rissa e l’insulto del lavoro di documentazione dei reporter più attivi sul terreno, sembra che si pretenda che la Rai in quanto Rai debba essere sempre l’oracolo della verità e abbia quindi peccato consentendo a un singolo di travisare “la realtà”.

Che la Rai non sia la bocca della verità è cosa abbastanza nota e, tutto sommato, accettata da tutti, ma non da coloro che pensano che il ruolo della televisione è di fabbricare la realtà che si vuole fingere, qualcosa che forse è familiare a uno dei poli in cui si è divisa la politica odierna, dopo avere perso il terreno dell’ideale e rubato il modello del sorriso cordiale e della simpatia che travolge dalla vendita porta a porta.

Andando a esaminare le battute incriminate, si resta perplessi di fronte al caso che è stato montato.

Noi, invece, ne approfittiamo per chiedere che anche Zelig, Il grande fratello, La fattoria e il TG4 diventino modelli fedeli della realtà del paese, sperando che non lo siano già.

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